Voci indigene: dall COP30 allo Sri Lanka, protagonisti di clima e sovranità alimentare.
Il ruolo cruciale delle comunità indigene
Quando i gruppi indigeni si sono riuniti all’ingresso della COP30 a Belém, in Brasile, interrompendo il flusso dei delegati, è diventato chiaro che questa non era una semplice interruzione. Era un forte richiamo al fatto che l’agenda globale sul clima non può progredire senza affrontare le lotte politiche ed ecologiche delle comunità in prima linea, già colpite dagli shock climatici. Le loro richieste di territori sicuri, la fine dell’estrazione distruttiva, la protezione delle foreste e una transizione energetica equa hanno messo in luce una verità spesso trascurata nelle comunicazioni scientifiche e diplomatiche: la crisi climatica è radicata non solo nelle emissioni, ma anche in ingiustizie storiche riguardanti la terra e il controllo delle risorse.
Questo potente messaggio, emesso in Brasile, ha trovato risonanza anche in Sri Lanka. Qui, il terzo Forum Nyéléni per la Sovranità Alimentare ha visto la partecipazione di oltre mille agricoltori, pescatori, lavoratori agricoli e attivisti per la giustizia climatica provenienti da tutto il mondo. Sebbene non sia stato un evento internazionale di punta come un vertice delle Nazioni Unite, il forum ha redatto una delle dichiarazioni di base più complete sulla sovranità alimentare e climatica degli ultimi tempi, articolando molte delle stesse richieste espresse dai manifestanti indigeni al di fuori dei confini della COP30.
