Le narrazioni distorte alimentano lo sfruttamento ambientale, secondo un esperto indigeno.
Nel suo libro, intitolato *Right Story, Wrong Story: Adventures in Indigenous Thinking*, Yunkaporta sostiene che individuare e correggere i “falsi racconti” sia cruciale per fermare lo sfruttamento ambientale. Definire un “falso racconto” è fondamentale: si tratta di una narrazione ingannevole che funge da “maledizione”, presentando illusioni come se fossero reali, giustificando in tal modo lo sfruttamento della natura e il benessere della comunità attraverso storie prive di connessione con la terra.
Per illustrare il concetto di “falso racconto” utilizzato dagli sfruttatori delle risorse moderne, Yunkaporta racconta il mito aborigeno di Tidalik, una rana gigante che accumulava tutta l’acqua del mondo per sé. Tidalik è paragonato a istituzioni finanziarie di Wall Street e ai miliardari che scommettono su futuri legati all’acqua, “parcheggiando il loro denaro” nel settore immobiliare, aggravando così la crisi della casa e bloccando il flusso naturale delle risorse.
