Francis Hallé: il botanico che esplorò la cima della foresta pluviale in zattera.
La zattera delle chiome, lanciata nel 1986 nella Guiana francese, con collaboratori che includevano un pilota di palloni e un giovane architetto, divenne l’espressione più nota del suo approccio: curiosità unita a contenimento. Voleva accedere alla chioma, ma non a costo di distruggerla. Le spedizioni continuarono per anni, portando mesi di osservazioni e disegni. Queste ricerche aiutarono a dimostrare che la chioma non era un tetto decorativo, ma un habitat affollato e complesso, e che l’ignoranza su di essa non poteva più essere difesa.
Nella vita successiva, si dedicò a un progetto che univa la sua pazienza e la sua impazienza: la creazione, in Europa occidentale, di una grande “foresta primordiale” lasciata evolvere senza intervento umano per secoli. Sapeva che la timeline era politicamente assurda. “È utopistico perché cosa succederà tra sette secoli? L’Europa esisterà ancora? La Francia esisterà ancora? Nessuno lo sa. Ma a mio avviso, questo non è un motivo per non provare.” Per lui era anche un test. “Ho spesso sentito che il nostro progetto fosse una prova della natura umana.”
Poteva sembrare severo riguardo ai limiti umani, ma non sosteneva mai il disperare. Sosteneva l’attenzione, la ricerca e l’expertise necessaria per far diventare l’amore per la natura una reazione istintiva. Credeva, con la fedeltà di un botanico, che la vita non sia preservata da slogan. “Amare gli alberi non significa usare frasi fatte,” amava ripetere.
