Tanta biodiversità, ma scarse risposte per la conservazione: una sfida urgente.
La sfida consiste nel raccogliere e integrare questi flussi di evidenza diversi in qualcosa di utile per il processo decisionale. Sutherland e colleghi propongono diversi cambiamenti per rafforzare la misurazione della biodiversità, tra cui la standardizzazione dei metodi di raccolta dei dati, garantire che le nuove tecnologie siano compatibili con i dataset a lungo termine, ampliare la capacità di monitoraggio nelle regioni ricche di biodiversità e proteggere le banche dati da errori o informazioni errate.
Un’altra raccomandazione affronta un tema meno discusso ma significativo: il riconoscimento della conoscenza generata al di fuori della scienza formale. Le comunità indigene e locali spesso possiedono osservazioni a lungo termine degli ecosistemi che vanno ben oltre la durata dei programmi di monitoraggio moderni. Ad esempio, studi sugli uccelli mostrano che la memoria comunitaria può rivelare cambiamenti ecologici—come variazioni nelle dimensioni corporee o nella composizione delle specie—che i dataset scientifici rilevano solo in seguito. Integrare tale conoscenza richiede cura e rispetto, ma può estendere la base storica contro cui misurare il cambiamento ambientale.
