Selinunte, l’affare della posidonia: tangenti, mafia e appalti truccati al porticciolo

Selinunte, l’affare della posidonia: tangenti, mafia e appalti truccati al porticciolo

Gli incontri tra Teresi e Vetro erano quotidiani: il dirigente informava passo dopo passo l’imprenditore sulle procedure, anche se quest’ultimo non aveva titolo a partecipare ai lavori a causa della sua condanna per mafia. In una conversazione intercettata, Teresi suggeriva a Vetro come farsi chiamare dalla ditta vincitrice dell’appalto per il trasporto dei materiali: “Poi la ditta vi chiamerà per fare il trasporto… dico questo non è un problema, ora le giro il telefono del geometra Cannizzo della ditta”.

Le tangenti erano pagate in contanti. I fratelli Vetro il 18 marzo 2025 prelevarono una somma da un bancomat e consegnarono la busta a Teresi nell’ufficio dell’ingegnere, ripresa dalle telecamere di sorveglianza. Altri pagamenti furono effettuati per appalti successivi, tra cui la sistemazione della spiaggia Spinasanta a Scicli.

L’inchiesta documenta anche episodi di “controllo e sicurezza” da parte degli indagati: Teresi fotografava un poliziotto di sorveglianza con gli occhiali da sole, e Vetro commentava le indagini dicendo: “Lui è di Marsala… il suo telefono è sotto controllo”. Non mancavano riferimenti a un fucile, elementi che hanno spinto il giudice per le indagini preliminari Filippo Serio a firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per rischio di inquinamento probatorio.

Appalti diretti e gestione opaca dei lavori

Il dirigente Teresi avrebbe inoltre affidato incarichi direttamente a imprenditori senza seguire procedure trasparenti, come nel caso di An.Sa Ambiente per il monitoraggio ambientale nell’ambito di un appalto da 600 mila euro. Anche qui, i pagamenti furono documentati e inclusi nell’inchiesta.

Gli investigatori sottolineano come il sistema costruito da Teresi permettesse di “chiudere il cerchio”: controllare l’assegnazione dei lavori, il trasporto dei materiali e le fasi di smaltimento, garantendo vantaggi economici consistenti a chi era inserito nella rete corruttiva.

Da semplice problema ambientale e logistico, la posidonia di Selinunte si è trasformata in un affare illecito che coinvolge mafia, pubblica amministrazione e imprenditoria compiacente. L’inchiesta ha già portato agli arresti di Teresi e Vetro, ma il quadro resta aperto e potrebbe riservare ulteriori sviluppi.

Questo caso dimostra quanto sia fragile il controllo sugli appalti pubblici, sui lavori di bonifica ambientale e sullo smaltimento dei rifiuti in alcune zone della Sicilia, e quanto persistano le infiltrazioni mafiose anche dopo la morte di grandi boss come Matteo Messina Denaro. Il porticciolo di Marinella di Selinunte non è più solo un luogo di lavoro per pescatori o un punto turistico: è la rappresentazione concreta delle tensioni tra legalità e criminalità organizzata che continuano a segnare il territorio trapanese.

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