Selinunte, l’affare della posidonia: tangenti, mafia e appalti truccati al porticciolo
Il fulcro dell’inchiesta è il progetto denominato “lavori urgenti e indifferibili per il dragaggio dei fondali del porticciolo di Marinella di Selinunte”, finanziato dalla Regione Siciliana con circa 200 mila euro e affidato alla società Cosmak s.r.l.. La gara prevedeva uno sconto superiore al 50% sull’importo a base d’asta, ma secondo la procura la selezione e la gestione dei lavori furono manipolate da Teresi, in qualità di responsabile unico del procedimento e direttore dei lavori, per favorire specifiche imprese.
L’indagine sostiene che Teresi avrebbe messo in piedi un vero e proprio sistema corruttivo, segnalando alle imprese coinvolte come gestire analisi, trasporti e fatturazioni dei materiali dragati. In particolare, l’imprenditore Giovanni Aveni, titolare della società An.Sa Ambiente s.r.l., avrebbe corrisposto tangenti a Teresi e al Rup Francesco Mangiapane per garantirsi l’accesso ai lavori e il controllo della fase più redditizia: il trasporto e lo smaltimento della posidonia.
Le somme intercettate parlano chiaro: 20 mila euro destinati a Teresi e 10 mila a Mangiapane. L’inchiesta documenta in dettaglio incontri, telefonate e indicazioni operative tra Teresi e gli imprenditori coinvolti, confermando l’esistenza di un vero e proprio circuito corruttivo.
