Selinunte, l’affare della posidonia: tangenti, mafia e appalti truccati al porticciolo
Il porticciolo di Marinella di Selinunte, storicamente teatro della quotidiana attività dei pescatori e punto di attracco per imbarcazioni turistiche, è diventato negli anni un vero e proprio crocevia di interessi illeciti. Dietro il problema della posidonia oceanica che periodicamente invade i fondali e le banchine, bloccando la navigazione, si sarebbe infatti sviluppato un sistema di corruzione che coinvolge imprenditori, dirigenti pubblici e figure vicine alla mafia. L’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha portato all’arresto del dirigente regionale Giancarlo Teresi e all’iscrizione nel registro degli indagati di diversi funzionari e imprenditori, tra cui Salvatore Iacolino.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Trapani sotto la supervisione del procuratore Maurizio De Lucia e del sostituto procuratore Gianluca De Leo, hanno ricostruito un sistema di appalti pilotati per la bonifica del porticciolo e lo smaltimento dei sedimenti dragati. Secondo gli investigatori, l’affare riguardava soprattutto la gestione economica della posidonia, il materiale vegetale che si accumula periodicamente sui fondali.
