Scuola, in Sicilia a rischio mille posti tra docenti e personale Ata

Scuola, in Sicilia a rischio mille posti tra docenti e personale Ata

Scuola - fonte_Canva - sicilianews24.it

PALERMO – La scuola siciliana rischia di perdere altri mille posti di lavoro tra insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario. È l’allarme lanciato dai sindacati sulle misure contenute nella bozza della prossima legge di bilancio del governo Meloni. Una nuova riduzione degli organici che si aggiungerebbe ai circa 300 posti già tagliati nell’Isola all’inizio dell’anno scolastico 2026-2027. A preoccupare sono anche le possibili conseguenze sul tempo pieno, sull’apertura pomeridiana degli istituti e sulla lotta alla dispersione scolastica.

A ricostruire la situazione è Repubblica Palermo, che raccoglie le denunce di Uil Scuola e Flc Cgil e racconta le difficoltà già affrontate dagli istituti siciliani.

Scuola, quasi 7 mila posti a rischio in Italia

Secondo i calcoli della Uil Scuola Sicilia, basati sulle disposizioni contenute nella bozza della manovra finanziaria, dal prossimo anno scolastico potrebbero essere eliminati a livello nazionale 4.925 posti di insegnante e 2.049 unità di personale Ata.

Complessivamente si tratta di 6.974 posizioni.

Il segretario regionale della Uil Scuola, Claudio Parasporo, chiede al Parlamento di modificare la norma prima dell’approvazione definitiva.

«Chiediamo al Parlamento di rimuovere la norma prima della sua approvazione definitiva. Il provvedimento, se confermato, ridurrà a partire dal prossimo anno scolastico gli organici nazionali di 4.925 insegnanti e 2.049 unità del personale amministrativo, tecnico e ausiliario».

Secondo il sindacato, sommando le riduzioni già disposte negli ultimi anni, si arriverebbe a circa 14.800 posti eliminati in tre anni nel sistema scolastico italiano.

Per la Sicilia, la stima è di circa mille ulteriori posizioni a rischio.

In Sicilia già tagliati quasi 300 posti

La situazione, secondo le organizzazioni sindacali, è già critica.

Come riporta Repubblica Palermo, all’inizio dell’attuale anno scolastico la Sicilia ha perso 92 cattedre di docenti di ruolo e 207 posti di personale Ata.

Il totale è di 299 posizioni.

A fornire i numeri è Adriano Rizza, segretario della Flc Cgil Sicilia.

«All’inizio di quest’anno scolastico sono stati cancellate in Italia 2.174 cattedre di docenti di ruolo, in Sicilia ne sono state tagliate 92. Ancora più pesante la riduzione del personale Ata, i collaboratori scolastici che nell’Isola è stato di 207 unità».

Il sindacalista sottolinea che queste riduzioni interessano una regione caratterizzata da elevata dispersione scolastica e da una diffusione ancora limitata del tempo pieno.

I sindacati contestano la giustificazione del calo demografico

Il ministro dell’Istruzione Stefano Valditara ha collegato la riduzione degli organici al calo delle nascite e alla conseguente diminuzione degli studenti.

Una spiegazione contestata dalle organizzazioni sindacali, secondo le quali il minor numero di alunni dovrebbe rappresentare un’opportunità per migliorare la qualità dell’offerta formativa.

«Il dato demografico rischia di diventare soltanto un pretesto per contenere la spesa», sostiene Claudio Parasporo.

Il segretario della Uil Scuola Sicilia aggiunge:

«Non possiamo accettare un’ennesima compressione degli organici in un contesto che richiederebbe invece più risorse, più personale e più servizi. La riduzione degli iscritti dovrebbe consentire di riorganizzare la scuola per migliorarla: classi meno affollate, maggiore attenzione agli studenti fragili e interventi più incisivi contro la dispersione».

La richiesta dei sindacati è quindi di utilizzare la diminuzione degli iscritti per rafforzare i servizi anziché ridurre ulteriormente il personale.

Studenti stranieri da 21 mila a 30 mila

Un altro elemento evidenziato dalla Flc Cgil riguarda la crescita della popolazione scolastica di origine straniera.

Secondo i dati citati da Adriano Rizza, gli alunni immigrati in Sicilia sarebbero passati da 21 mila a 30 mila.

Un incremento che, secondo il sindacato, richiederebbe maggiori investimenti nei percorsi di integrazione e nell’assistenza educativa.

«Quest’anno gli alunni immigrati, molti di seconda generazione, sono passati in Sicilia da 21 mila a 30 mila. Ciò significa che c’è la necessità di garantire particolari percorsi formativi con personale specializzato, potenziare i Cpia che si occupano dei corsi per gli adulti».

Rizza ritiene che il calo demografico potrebbe essere utilizzato anche per ridurre il numero di studenti per classe e affrontare alcune criticità strutturali della scuola siciliana.

A rischio anche il numero degli istituti scolastici

La preoccupazione non riguarda soltanto gli organici.

Secondo la Flc Cgil, dal prossimo anno potrebbe tornare al centro del confronto anche il dimensionamento scolastico, con il rischio di una riduzione del numero degli istituti autonomi.

Attualmente in Sicilia sono stati confermati 705 istituti.

«Il timore è che l’anno prossimo i tagli possano toccare il numero delle scuole», avverte Rizza.

Si tratta, al momento, di una preoccupazione sindacale e non di una decisione già adottata.

Palermo, al Cep la scuola rischia di chiudere alle 14

Le conseguenze della carenza di personale sono già visibili in alcune realtà scolastiche palermitane.

È il caso dell’istituto comprensivo Giuliana Saladino, nel quartiere Cep di Palermo.

Il dirigente scolastico Giusto Catania racconta le difficoltà nel garantire l’apertura pomeridiana dei plessi a causa della mancanza di collaboratori scolastici.

«Già adesso sono costretto a utilizzare i programmi extracurriculari per tenere aperta la scuola nel pomeriggio per i corsi regolari, perché mancano i collaboratori scolastici che consentono l’apertura dei plessi».

Negli ultimi anni, grazie alle risorse del Pnrr, l’istituto è riuscito a organizzare un servizio vicino al tempo pieno.

Ma questi finanziamenti non sono destinati a durare indefinitamente.

«In questi anni, grazie alle risorse del Pnrr siamo riusciti a fare un “quasi tempo pieno” ma è una bolla destinata ad esaurirsi già dall’anno prossimo. Come spiegherò ad alunni e genitori che la scuola chiuderà alle 14?».

Una testimonianza che mette in evidenza come la riduzione del personale possa incidere direttamente sull’organizzazione delle attività didattiche e sui servizi offerti alle famiglie.

Personale Ata, l’allarme per il funzionamento delle scuole

Particolarmente delicata è la situazione del personale Ata, indispensabile per garantire l’apertura, la sorveglianza e il funzionamento quotidiano degli istituti.

«Il funzionamento quotidiano degli istituti non può reggersi su un numero di lavoratori sempre più basso», denuncia Parasporo.

Secondo quanto evidenzia Repubblica Palermo, la questione riguarda soprattutto le scuole che cercano di ampliare l’offerta formativa attraverso attività pomeridiane e progetti contro l’abbandono scolastico.

Senza un numero sufficiente di collaboratori, infatti, anche la possibilità di mantenere aperti gli edifici oltre l’orario ordinario può diventare problematica.

La richiesta al Parlamento: fermare i tagli

Il confronto si sposta ora sulla prossima legge di bilancio.

Le organizzazioni sindacali chiedono di eliminare le disposizioni che prevedono ulteriori riduzioni degli organici, sostenendo che la Sicilia abbia bisogno di maggiori risorse per contrastare le disuguaglianze educative.

La perdita stimata di mille posti non è ancora definitiva: dipenderà dall’approvazione della manovra e dalla successiva distribuzione degli organici.

L’allarme lanciato dai sindacati e raccolto da Repubblica Palermo riguarda però un problema già concreto: la difficoltà di garantire servizi scolastici adeguati con un numero di lavoratori sempre più ridotto.

Per gli istituti siciliani, il rischio denunciato è che i nuovi tagli possano tradursi in meno attività, maggiori difficoltà organizzative e ulteriori ostacoli nella lotta alla dispersione scolastica.

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