Frana di Niscemi, 13 indagati e lavori mai realizzati: la Procura punta al processo
NISCEMI – Tredici indagati, quasi trent’anni di interventi da ricostruire e un’inchiesta che potrebbe arrivare alla conclusione delle indagini preliminari tra gennaio e febbraio 2027. La Procura di Gela accelera gli accertamenti sulla frana che il 25 gennaio 2026 ha sconvolto Niscemi. Al centro dell’indagine non ci sono soltanto le cause geologiche del disastro, ma soprattutto i lavori di messa in sicurezza che avrebbero dovuto essere eseguiti e che, secondo quanto emerso, non sarebbero mai stati realizzati.
A ricostruire gli sviluppi dell’inchiesta è Repubblica Palermo, che riporta le dichiarazioni del procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, e approfondisce il ruolo delle strutture regionali responsabili degli interventi contro il dissesto idrogeologico.
Frana di Niscemi, la Procura: «Abbiamo le idee chiare»
Gli investigatori ritengono di avere acquisito elementi importanti per comprendere quanto accaduto il 25 gennaio scorso.
L’attenzione si concentra anche sui collegamenti tra il nuovo movimento franoso e quello che aveva già colpito Niscemi nel 1997.
«Il bagaglio di conoscenze rispetto a gennaio è enormemente cresciuto», afferma il procuratore Salvatore Vella.
Il magistrato aggiunge: «Abbiamo le idee chiare su quello che è successo, sulle cause della frana del 2026, del suo legame con quella del ’97, e dei lavori che dovevano essere effettuati e non sono stati fatti».
Parole che aprono una questione fondamentale: stabilire se il disastro fosse prevedibile e se gli interventi programmati avrebbero potuto impedirlo o limitarne le conseguenze.
Trent’anni di progetti, finanziamenti e interventi mancati
L’inchiesta sta ricostruendo una lunga sequenza di decisioni amministrative, progetti e finanziamenti.
L’obiettivo è individuare quali opere fossero state previste, quali obblighi gravassero sugli enti competenti e perché determinati interventi non siano stati portati a termine.
Secondo quanto riferisce Repubblica Palermo, gli accertamenti riguardano anche il passaggio delle competenze tra amministrazioni pubbliche e strutture commissariali.
Un aspetto particolarmente delicato, perché sarà necessario distinguere le responsabilità politiche da quelle amministrative e verificare se eventuali omissioni abbiano avuto un ruolo nel cedimento del versante.
Non basta, infatti, accertare che un’opera non sia stata realizzata: sul piano giudiziario occorrerà verificare chi avesse concretamente l’obbligo di intervenire e se l’eventuale inadempimento abbia contribuito al disastro.
Tredici indagati, coinvolti anche ex presidenti della Regione
Nel fascicolo della Procura di Gela risultano 13 persone indagate.
Tra queste figurano, secondo la ricostruzione giornalistica, gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana e alcuni dirigenti pubblici.
L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta una fase dell’accertamento giudiziario e non comporta alcuna dichiarazione di colpevolezza.
La Procura punta a completare le indagini preliminari tra gennaio e febbraio 2027.
Il procuratore Vella chiarisce quale sia l’obiettivo dell’ufficio giudiziario.
«Vogliamo che si arrivi a un processo, a un accertamento delle responsabilità ed eventualmente a delle condanne, se i giudici riterranno di accogliere le nostre tesi».
L’eventuale esercizio dell’azione penale dipenderà dagli esiti degli accertamenti e dalle successive valutazioni giudiziarie.
Il caso Tumminello: incarico prorogato fino al 2028
Tra gli indagati figura anche Sergio Tumminello, responsabile della struttura commissariale regionale per il contrasto al dissesto idrogeologico.
Il suo nome è al centro di un caso politico e amministrativo.
Come racconta Repubblica Palermo, il presidente della Regione Renato Schifani ha nuovamente prorogato il contratto del dirigente fino al 31 dicembre 2028, dopo un precedente rinnovo seguito da una revoca intervenuta nell’arco di ventiquattr’ore.
La decisione arriva mentre la gestione della struttura commissariale è oggetto di attenzione anche per i rilievi della Corte dei conti.
Le osservazioni contabili riguardano la capacità di spesa e i ritardi nell’attuazione degli interventi programmati.
Nel dibattito politico è stata inoltre sollevata la questione dei compensi aggiuntivi percepiti dal dirigente in relazione ai risultati conseguiti.
Si tratta di aspetti amministrativi distinti dall’accertamento delle eventuali responsabilità penali nell’inchiesta sulla frana.
La protesta del sindaco e il caso della provinciale 12
Il nome di Tumminello era già finito al centro di uno scontro istituzionale lo scorso 25 settembre.
In quell’occasione il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, aveva chiesto formalmente al presidente Schifani la rimozione del dirigente.
La richiesta era legata alla gestione degli interventi sulla strada provinciale 12, una delle infrastrutture strategiche del territorio.
L’arteria, già interessata da cedimenti nel 2019, è coinvolta in un progetto di messa in sicurezza dal valore di circa tre milioni di euro.
Le difficoltà legate alla viabilità hanno costretto il territorio, nel corso degli anni, a fare ricorso anche a collegamenti alternativi.
La situazione della provinciale è diventata così uno dei simboli dei problemi infrastrutturali di Niscemi e dei ritardi negli interventi contro il dissesto.
Il nodo delle responsabilità dopo la frana del 1997
Uno degli elementi centrali dell’indagine è il rapporto tra il movimento franoso del 1997 e quello del gennaio 2026.
La Procura vuole comprendere quali informazioni fossero già disponibili sulla fragilità del territorio e quali misure di prevenzione avrebbero dovuto essere adottate negli anni successivi.
L’attenzione si concentra quindi non soltanto sulle caratteristiche naturali del versante, ma anche sull’efficacia delle decisioni assunte dalle amministrazioni competenti.
Secondo la ricostruzione di Repubblica Palermo, gli inquirenti stanno cercando di stabilire se il nuovo disastro sia stato esclusivamente la conseguenza di fenomeni geologici oppure se abbiano inciso anche interventi mancati e possibili omissioni.
Verso la chiusura delle indagini nel 2027
La conclusione delle indagini preliminari potrebbe arrivare tra gennaio e febbraio del prossimo anno.
Soltanto allora sarà possibile conoscere con maggiore precisione il quadro delle contestazioni e le eventuali richieste della Procura.
La questione centrale resta capire se, nei quasi trent’anni trascorsi dalla frana del 1997, siano state perse occasioni concrete per mettere in sicurezza il territorio e prevenire un nuovo disastro.
Intanto, la proroga dell’incarico al dirigente regionale indagato alimenta il confronto politico sulla gestione degli interventi contro il dissesto idrogeologico.
L’inchiesta è ancora nella fase preliminare: per tutte le persone coinvolte vale il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
