Scoperta di un cocktail chimico di farmaci nelle acque costiere di Gibuti
L’analisi ha anche rivelato che la caffeina, presente in tutti i siti di campionamento, viene frequentemente utilizzata come indicatore di inquinamento proveniente delle acque reflue domestiche. I ricercatori hanno osservato che gli effetti combinati di questi contaminanti risultano più preoccupanti rispetto agli effetti singoli.
Questo studio rappresenta una delle poche ricerche effettuate in Africa orientale riguardo l’inquinamento farmaceutico. Su scala globale, il tema della contaminazione dovuta ai farmaci è diventato sempre più urgente, poiché molte delle sostanze chimiche utilizzate hanno effetti duraturi sulle forme di vita marine. Un’indagine globale pubblicata nel 2022 ha trovato prova di inquinamento farmaceutico anche in luoghi remoti come l’Antartide.
La necessità del trattamento delle acque reflue
I ricercatori hanno evidenziato l’importanza del trattamento delle acque reflue come rimedio per prevenire l’inquinamento farmaceutico nei mari. Secondo l’ONU, solo l’11% delle acque reflue domestiche a Djibouti viene trattato. Un esempio positivo può essere riscontrato a Marsiglia, nel sud della Francia, dove la reintroduzione di un impianto di trattamento delle acque reflue nel 1987 ha permesso a specie come la posidonia oceanica e la sarpa dorata di riprendersi.
“I rilasci di acque reflue urbane e ospedaliere non trattate stanno trasformando le acque costiere di Djibouti in un cocktail chimico estremamente pericoloso per l’ecosistema”, ha dichiarato Adaneh. “Questa problematica fa di Djibouti un caso studio per molti paesi a basso e medio reddito”.
