Ritirato il Piano paesaggistico, l’allarme: “A rischio investimenti e opere pubbliche”

Ritirato il Piano paesaggistico, l’allarme: “A rischio investimenti e opere pubbliche”

La presa di posizione arriva il giorno dopo il ritiro del Piano paesaggistico della provincia di Palermo. Il provvedimento era stato adottato il 10 giugno dall’assessore Scarpinato e riguardava gli ambiti 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10 e 12 della provincia. Non si trattava ancora dell’approvazione definitiva, ma dell’adozione della proposta, con la conseguente apertura della fase per osservazioni e documenti.

Nei mesi successivi erano aumentate le contestazioni da parte di sindaci, tecnici, professionisti e rappresentanti del mondo produttivo. A settembre la Regione aveva aperto un tavolo di confronto con i Comuni per affrontare le criticità segnalate.

La questione era quindi arrivata al centro dello scontro politico regionale, fino alla decisione di Scarpinato, il 28 settembre, di ritirare la proposta e avviare una nuova fase di consultazione con sindaci e parti sociali.

La Regione ha precisato che il ritiro non equivale alla rinuncia alla pianificazione paesaggistica e alla tutela del territorio, ma alla volontà di approfondire il testo e arrivare a uno strumento maggiormente condiviso.

Per l’Ance Sicilia, però, il prossimo passaggio deve riguardare anche il decreto numero 25. Il timore espresso dall’associazione è che, mentre il Piano di Palermo viene rimesso in discussione, le nuove norme di attuazione continuino a produrre effetti sugli altri territori.

La richiesta è dunque quella di intervenire anche su questo secondo fronte, garantendo una fase transitoria per gli interventi già autorizzati o in avanzato stato di istruttoria e chiarendo il rapporto tra le nuove norme paesaggistiche, i Piani regolatori comunali e i procedimenti urbanistici già avviati.

La partita, quindi, non si chiude con il ritiro del Piano di Palermo. Per la Regione si apre ora il confronto sulla nuova versione dello strumento palermitano, mentre resta sul tavolo la richiesta dell’Ance di rivedere le norme che, secondo l’associazione, stanno già incidendo sulla pianificazione urbanistica e sugli investimenti in gran parte della Sicilia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *