Rendere il 60% degli oceani gestibile: una sfida per il futuro del nostro pianeta.
La collaborazione tra i vari organismi esistenti sarà essenziale per il successo del BBNJ. Ci saranno sicuramente preoccupazioni da parte degli Stati che temono che l’istituzione di aree marine protette possa limitare l’accesso alle risorse. Al contrario, i sostenitori della conservazione potrebbero avvertire che si rischia di compromettere l’efficacia del trattato. È importante affrontare questi timori attraverso un approccio collaborativo.
Il ruolo cruciale della tecnologia
Uno degli aspetti più promettenti del BBNJ è la potenziale sinergia tra la governance e la tecnologia. Gli strumenti di monitoraggio dell’oceano sono notevolmente migliorati negli ultimi dieci anni, grazie a tecnologie come il tracciamento satellitare e l’analisi dei dati tramite machine learning. Questi strumenti possono rivelare comportamenti di pesca sospetti e tracciare navi che cercano di nascondersi. La trasparenza derivante da questi sistemi potrebbe ridurre significativamente le attività illecite.
Tuttavia, la vera golfiera del cambiamento risiede nella capacità delle nazioni di collaborare e governare le acque internazionali. Se solo pochi Paesi ricchi possono proporre aree protette e condurre valutazioni credibili, la governance delle acque rimarrà ineguale e soggetta a sfiducia. Una distribuzione equilibrata delle informazioni è fondamentale per creare un sistema di governance sostenibile e legittimato.
