Quarant’anni dal Maxiprocesso: la svolta storica nella lotta a Cosa Nostra
Il Maxiprocesso non riguardava soltanto i singoli accusati. In gioco c’era molto di più: la credibilità dei collaboratori di giustizia, primo fra tutti Tommaso Buscetta, il lavoro del pool antimafia e la capacità dello Stato di contrastare realmente la criminalità organizzata.
Per la prima volta venivano messi in discussione i pilastri su cui Cosa Nostra aveva costruito il proprio potere: l’omertà, la segretezza e l’impunità.
Lo Stato dimostrava di poter smontare il mito dell’invincibilità mafiosa attraverso la forza della legge.
Una frattura nella storia d’Italia
Il 10 febbraio 1986 non rappresentò soltanto una svolta giudiziaria, ma una vera frattura nella storia di Palermo e dell’intero Paese.
Da quel momento nulla sarebbe stato più come prima. Il Maxiprocesso segnò l’inizio di una nuova consapevolezza collettiva: la mafia poteva essere combattuta, compresa e sconfitta.
Fu l’avvio di un lento ma profondo cambiamento culturale fondato sulla legalità e sulla responsabilità civile.

