Punti di rottura e crollo degli ecosistemi: il vero rischio geopolitico attuale.
Queste pressioni, presi singolarmente, potrebbero essere gestibili; il rischio per la sicurezza emerge quando si sovrappongono e si rinforzano a vicenda. Un shock alimentare può innescare l’inflazione, la quale può esacerbare la polarizzazione politica. Questo ciclo può indebolire le istituzioni, che a loro volta fanno fatica a gestire la risposta alle crisi e le pressioni ai confini. Così, lo stress ambientale si traduce in migrazioni forzate, crimine organizzato e conflitti per risorse scarse.
L’analisi della valutazione britannica è coerente con una mole di ricerche più ampia sui punti critici del pianeta. Un punto critico è una soglia oltre la quale un sistema cambia rapidamente e, spesso, in modo irreversibile. Nel sistema climatico, questo può tradursi in una perdita massiccia di ghiaccio o nella disgregazione della circolazione oceanica. In ecosistemi, significa che una foresta pluviale può trasformarsi in una savana più secca, modificando a lungo termine gli habitat e i modi di vita.
Il rapporto del Regno Unito pone l’accento su diversi ecosistemi, la cui caduta avrebbe conseguenze globali. Tra questi spiccano la foresta pluviale amazzonica, le foreste boreali, e le barriere coralline del Sud Est asiatico, essenziali per il clima, la produzione alimentare e i cicli idrologici, influenzando miliardi di persone. È chiaro che anche se ci sono margini di incertezza, esiste la possibilità che questi sistemi inizi a collassare nel breve periodo, già intorno agli anni ’30, il che dovrebbe allertare le politiche di difesa e gestione delle risorse.
