L’emergenza baby gang a Palermo richiede interventi mirati e coordinati. La presenza massiccia di armi, l’organizzazione tramite social network e la capacità dei gruppi di muoversi rapidamente in diverse zone della città rendono necessaria una strategia complessa. La dichiarazione della premier Meloni e il provvedimento ad hoc annunciato a livello nazionale segnano il riconoscimento ufficiale di un fenomeno che ha superato il semplice bullismo e minaccia la sicurezza urbana su larga scala.
Le forze dell’ordine continuano a monitorare le aree calde, a fermare minorenni armati e a raccogliere prove per incriminare i responsabili. Tuttavia, senza interventi sociali, educativi e preventivi, le misure repressive rischiano di agire solo sul breve termine. La città necessita di politiche integrate, che coinvolgano scuole, centri sociali e comunità locali, per offrire alternative ai ragazzi e rompere il ciclo della violenza.
