Ripristino delle foreste per la biodiversità: il benchmark TGBS un anno dopo.

Ripristino delle foreste per la biodiversità: il benchmark TGBS un anno dopo.

Il Global Biodiversity Standard: Una Certificazione per la Risanamento Forestale

Il Global Biodiversity Standard (TGBS) rappresenta un innovativo schema di certificazione per i progetti di risanamento forestale che promuovono risultati positivi per la biodiversità. Ogni valutazione prevede una visita sul campo da parte di esperti appartenenti a hub regionali, opportunamente formati nella metodologia TGBS. Questi hub offrono anche mentoring continuo ai progetti, agevolando l’adozione di pratiche riconosciute a livello internazionale nel settore del risanamento. A un anno dal lancio, TGBS ha certificato sei siti e 15 hub regionali offrono supporto ai progetti.


Una delle meraviglie della natura è rappresentata dalle circa 60.000 specie di alberi conosciute nel mondo, capaci di svolgere funzioni incredibili: immagazzinare carbonio, fornire cibo e legno da ardere, offrire rifugio a creature grandi e piccole e molto altro. Negli ultimi vent’anni, molte iniziative di alto profilo hanno annunciato obiettivi ambiziosi per il risanamento delle foreste. Il ripristino forestale è considerato una soluzione efficace e naturale ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità. Tuttavia, impostare progetti inadeguati, piantando alberi errati o nei posti sbagliati, può trasformarsi in un’opportunità sprecata o addirittura causare danni alla biodiversità.

Criticità nelle Iniziative di Risanamento

Uno studio del 2019 pubblicato su Nature ha evidenziato che quasi la metà delle aree promesse nell’ambito del Bonn Challenge, un’iniziativa per ripristinare 350 milioni di ettari di foresta degradate entro il 2030, erano dedicate a monoculture per piantagioni, risultando quindi una strategia inefficace sia per l’immagazzinamento del carbonio che per la biodiversità. Similarmente, il 50% delle aree riservate per il rimboschimento nell’ambito dell’African Forest Landscape Restoration Initiative si trovava effettivamente in savana, un habitat non adatto alla piantagione di alberi, come evidenziato da uno studio pubblicato nel 2024 su Science.

Queste pratiche hanno portato Paul Smith, segretario generale della Botanic Gardens Conservation International (BGCI), a riconoscere che c’era un problema significativo, soprattutto data la grandezza degli impegni assunti. È nata quindi l’esigenza di definire standard che promuovessero le migliori pratiche e riconoscessero i progetti che operavano correttamente. Analizzando le certificazioni esistenti, Smith e il suo team si sono resi conto che nessuna di esse si concentrare esclusivamente sulla biodiversità e che la maggior parte non era accessibile a progetti più piccoli.


Per colmare questa lacuna, nel 2024 è stato creato il Global Biodiversity Standard (TGBS), che certifica i siti di risanamento che producono risultati positivi per la biodiversità e promuove le migliori pratiche attraverso il mentoring. Sviluppato dalla BGCI e da altri partner, TGBS ha già certificato sei siti e offre supporto a progetti in cinque continenti tramite 15 hub regionali.

Il progetto di TGBS include visite sul campo e analisi di immagini satellitari per fornire un quadro dettagliato della biodiversità presente e del coinvolgimento degli stakeholder. Le aree esaminate vengono valutate in base a otto criteri, quali integrità degli ecosistemi, livello di protezione e coinvolgimento della comunità. I risultati vengono revisionati dalla segreteria TGBS e controllati da enti terzi indipendenti per garantire la massima trasparenza.

Il Ruolo Cruciale degli Hub Regionali

Un elemento chiave della metodologia TGBS è rappresentato dagli hub regionali, solitamente giardini botanici o organizzazioni non profit dedicate alla biodiversità. Questi hub conducono i sondaggi sulla biodiversità e offrono mentoring, sia nei processi di certificazione che come servizio autonomo. Gli esperti degli hub regionali conoscono le specie locali e il contesto sociale, fornendo supporto continuo ai progetti e rendendo la certificazione TGBS accessibile anche a iniziative di piccolo formato.

Said Mutegeki, ecologo del risanamento presso i Tooro Botanical Gardens in Uganda, è coinvolto nel TGBS sin dall’inizio e ha guidato una valutazione del progetto di ripristino del corridorio faunistico Budongo-Bugoma, frutto della collaborazione con il Jane Goodall Institute. Grazie a questo progetto, sono stati piantati 2.4 milioni di alberi, contribuendo a migliorare la biodiversità locale riducendo il degrado ambientale.

Per il mondo scientifico e per gli organismi di finanziamento, la certificazione TGBS funge da audit, garantendo che il risanamento venga attuato correttamente. Alcuni progetti finanziati, come quello condotto nel corridorio Budongo-Bugoma, hanno già ricevuto la certificazione TGBS, mentre altri hanno dovuto rivedere i loro piani di gestione per allinearsi agli standard richiesti.


L’obiettivo è quello di espandere le capacità di TGBS, con l’intenzione di far valutare dieci progetti da ciascuno dei 15 hub esistenti nei prossimi anni. Si sta anche esplorando come integrare il TGBS nei requisiti di politica ambientale internazionale. La certificazione non è pensata come una merce commercializzabile, ma piuttosto come un modo per aggiungere valore ai crediti di carbonio, dimostrando così anche un impatto positivo sulla biodiversità.

In conclusione, rispondere alla crisi climatica e salvaguardare la biodiversità richiede un approccio integrato, in cui il miglioramento delle condizioni ecologiche e il sostegno delle comunità locali siano considerati sinergicamente, garantendo un futuro sostenibile. Questo è l’obiettivo ultimo del Global Biodiversity Standard.

Fonti:
1. Lewis, S. L., et al. (2019). “Restoring natural forests is the best way to remove atmospheric carbon”. Nature.
2. Parr, C. L., et al. (2024). “Conflation of reforestation with restoration is widespread”. Science.
3. Kindt, R., et al. (2023). “Global Useful Native Trees: A database supporting synergies between biodiversity and local livelihoods in landscape restoration”. Scientific Reports.

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