La pesca sostenibile richiede giustizia sociale e rispetto per i lavoratori sfruttati.
La necessità di riforma nelle agenzie di reclutamento
Il diritto internazionale stabilisce che gli Stati di bandiera, ovvero i paesi sotto la cui giurisdizione un’imbarcazione opera, sono responsabili per il benessere e le condizioni di lavoro degli equipaggi. Tuttavia, molte nazioni mancano della capacità o della volontà politica necessaria per applicare questo controllo efetivo. Di conseguenza, si creano vuoti normativi in cui gli abusi possono prosperare, nascosti dall’isolamento e dall’assenza di supervisione.
Documentati casi di lavoro forzato, tratta di esseri umani e abusi fisici emergono frequentemente nelle flotte globali di pesca. Questi fenomeni non sono eccezionali, ma manifestazioni di un sistema che priorizza la produzione rispetto alla protezione dei diritti umani. Recentemente, commissioni di gestione della pesca come la Western and Central Pacific Fisheries Commission (WCPFC) hanno iniziato a integrare misure vincolanti per proteggere gli standard lavorativi degli equipaggi, includendo disposizioni contro il lavoro forzato e la protezione da vendette per chi denuncia abusi.
