I programmi di conservazione devono utilizzare evidenze causali per valutare il loro impatto.

I programmi di conservazione devono utilizzare evidenze causali per valutare il loro impatto.

Intraprendere la strada verso l’inferenza causale

La valutazione d’impatto non implica semplicemente una lista di misure di successo o fallimento; richiede comprensione approfondita e apprendimento. Ciò include l’assimilazione di come un intervento produce effetti, le assunzioni dietro le meccaniche coinvolte, e i differenti percorsi che portano a risultati simili.

Quasi vent’anni dopo l’allerta di Ferraro e Pattanayak, sta finalmente crescendo il movimento verso un apprendimento causale nella conservazione. Le barriere tecniche vengono superate attraverso collaborazioni creative, e i finanziatori stanno dimostrando la possibilità di premiare questo tipo di apprendimento.

In futuro, la comunità di conservazione dovrà spingere per integrare sempre più l’inferenza causale all’interno delle pratiche quotidiane, assicurandosi di non continuare a navigare a tentoni in un marasma di dati incerti, ma avendo chiaro quale sia il cammino da intraprendere.


Fonti ufficiali:

  • Ferraro, P. J., & Pattanayak, S. K. (2006). Money for nothing? A call for empirical evaluation of biodiversity conservation investments. PLOS Biology, 4(4), e105.
  • Andam, K. S., Ferraro, P. J., Pfaff, A., Sanchez-Azofeifa, G. A., & Robalino, J. A. (2008). Measuring the effectiveness of protected area networks in reducing deforestation. Proceedings of the National Academy of Sciences, 105(42), 16089-16094.

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