I programmi di conservazione devono utilizzare evidenze causali per valutare il loro impatto.

I programmi di conservazione devono utilizzare evidenze causali per valutare il loro impatto.

Questo esempio evidenzia il pericolo di basarsi solo su correlazioni per inferire impatti. La molti conoscono il proverbio “la correlazione non è causazione”. La difficoltà risiede nell’osservare che due eventi siano connessi, mentre è più complesso dimostrare che uno prima ha causato l’altro. Potremmo notare che le foreste dentro i confini protetti rimangono intatte, mentre quelle circostanti scompaiono. Tuttavia, se non escludiamo spiegazioni alternative, rischiamo di interpretare male gli esiti della conservazione.

Cosa significa pensare in termini causali

Stabilire una relazione causale richiede più di una semplice osservazione passiva; implica analizzare scenari alternativi: cosa sarebbe successo se il progetto di conservazione non fosse stato implementato? Pensare a questi “controfattuali” è essenziale per comprendere il ragionamento causa-effetto. Ad esempio, se una gestione forestale comunitaria è prevista per ridurre la deforestazione, dobbiamo chiederci se ciò avviene grazie a una maggiore consapevolezza o ad altre misure di monitoraggio e applicazione delle regole.

Questo tipo di pensiero richiede di analizzare attentamente le meccaniche che collegano l’intervento all’esito finale. Riconoscere i passaggi intermedi aiuta a distinguere tra interventi realmente efficaci e quelli che semplicemente coesistono con i risultati positivi.


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