I programmi di conservazione devono utilizzare evidenze causali per valutare il loro impatto.

I programmi di conservazione devono utilizzare evidenze causali per valutare il loro impatto.

L’importanza della valutazione causale nella conservazione della biodiversità

Negli ultimi vent’anni, il campo della conservazione ha vissuto importanti trasformazioni, con studi fondamentali che hanno messo in luce la necessità di valutare gli interventi in modo più rigoroso. Secondo una recente opinione, è fondamentale che le pratiche di valutazione causale diventino lo standard piuttosto che l’eccezione. Considerando che la biodiversità è in crisi, non possiamo permetterci di continuare a fare ipotesi sul funzionamento delle nostre azioni.

Un appello alla valutazione causale

Nel 2006, Paul Ferraro e Subhrendu Pattanayak hanno lanciato un allerta: la conservazione mancava di prove causali per determinare l’efficacia delle proprie azioni. Oltre a segnalare il fallimento di decenni di sforzi per fermare la perdita di biodiversità, la loro ricerca ha suggerito che finanziamenti limitati venivano dirottati verso iniziative ben intenzionate ma inefficaci. Questo ha portato alla domanda provocatoria: “Sono soldi spesi invano?”.

In uno studio del 2008, Kwaw Andam e colleghi, incluso Ferraro, hanno dimostrato che le aree protette erano meno efficaci nel ridurre la deforestazione rispetto alle affermazioni di ricerche precedenti. Il problema era che i precedenti studi non consideravano il bias di posizione, ovvero che molte aree protette si trovavano in luoghi già meno soggetti a deforestazione.


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