Divieto di carne di cavallo, la proposta di legge e la protesta dei catanesi
La notizia delle proposte di legge ha scatenato discussioni anche a Catania, dove la carne di cavallo rappresenta una tradizione culinaria consolidata. Qui, la “puppetta”, polpetta di carne equina macinata con pangrattato, formaggio, uova e prezzemolo, cotta alla brace, è un piatto tipico presente in molti ristoranti e mercati cittadini, soprattutto lungo via Plebiscito e nelle zone del Tondicello della Plaia.
Secondo dati di Animal Equality, la Sicilia è quinta in Italia per consumo di carne di cavallo, dopo Lombardia, Puglia, Campania ed Emilia Romagna, ma prima per numero di allevamenti e capi prodotti, con il 23,53% degli allevamenti e il 17,61% dei capi. A Catania, la carne equina rappresenta un comparto economico significativo, con 300 locali che la servono sotto forma di piatti tipici, street food e bracerie.
Il presidente di Fipe Confcommercio Catania, Dario Pistorio, evidenzia che il fatturato annuo legato alla carne equina nei ristoranti cittadini varia tra 2 e 4 milioni di euro, e circa un turista su tre visita la città per assaggiare la carne di cavallo.
Le reazioni locali: tradizione vs nuova legge
Il dibattito ha visto posizioni contrapposte tra sostenitori dei diritti animali e chi tutela le tradizioni gastronomiche. Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, ha dichiarato: “Mi sembra ci sia tanta ideologizzazione nelle proposte di legge di vietare ‘tout court’ il consumo di carne di cavallo. Seppur comprensibile il rispetto per gli animali d’affezione, non si può pensare di globalizzare antiche tradizioni sacrificandole sull’altare di un presunto conformismo gastronomico. Occorre valutare bene senza pregiudizi né preconcetti ideologici.”
La proposta di legge riflette una crescente sensibilità verso il benessere animale e la riduzione del consumo di carne equina, ma si scontra con realtà locali e tradizioni consolidate. Da un lato, la normativa mira a proteggere equidi considerati animali da affezione, introducendo strumenti di tutela e responsabilizzazione dei proprietari; dall’altro, mette in discussione pratiche gastronomiche radicate e importanti per l’economia di molte famiglie italiane.
Verso l’esame in Senato
Dopo l’approvazione della Camera e il dibattito in Commissione Agricoltura, il testo passa in Senato. L’iter parlamentare sarà decisivo per capire se l’Italia potrà introdurre finalmente un divieto effettivo di macellazione degli equidi, stabilendo regole chiare sul loro riconoscimento come animali d’affezione.
