Cacciatori uccisi nel messinese, ecco cosa è emerso dalle indagini

Cacciatori uccisi nel messinese, ecco cosa è emerso dalle indagini

Un elemento che continua a destare interrogativi è l’assenza di bossoli sul luogo del delitto. Proprio per questo motivo i carabinieri sono tornati più volte nell’area, utilizzando anche metal detector per individuare eventuali tracce.

La mancanza di reperti balistici rende più complessa la ricostruzione dell’episodio e alimenta i dubbi sulle modalità dell’azione. A fare chiarezza saranno gli esami medico-legali e balistici.

«Prima di sbilanciarci su autore e movente aspettiamo i primi risultati delle autopsie e degli esami balistici, anche se ci siamo già fatti un’idea», ha dichiarato il procuratore capo di Patti, Angelo Cavallo.

L’incarico è stato affidato al medico legale Giovanni Andò e al professor Alessio Asmundo. Le autopsie saranno eseguite all’ospedale Papardo di Messina. Fondamentale anche il contributo del Ris di Messina, impegnato nei rilievi scientifici.

Il ruolo del testimone: una figura chiave

Al centro dell’inchiesta emerge la figura di un uomo, interrogato a lungo dagli inquirenti, che secondo indiscrezioni sarebbe andato a caccia con Antonio Gatani la mattina del delitto.

La Procura non conferma se sia stato iscritto nel registro degli indagati, ma il suo ruolo viene considerato cruciale per ricostruire l’accaduto.

Secondo una ricostruzione non ufficiale, il testimone si sarebbe recato a casa di Gatani alle 6 del mattino. Dopo un caffè, i due sarebbero partiti con due auto per prendere il cane e dirigersi verso il bosco.

Il percorso insolito e l’auto parcheggiata


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