Addio a Gus Mills, esperto di iene e “il pessimista allegro del Kalahari”
Lavorando nel Parco Kruger, ampliò il suo campo d’azione, studiando le interazioni tra predatori e prede. La sua ricerca sui cani selvatici africani durò 15 anni. Chiese ai visitatori di inviare fotografie, consentendo di identificare gli animali individuali dai loro marchi. Questi censimenti pubblici aiutarono a stabilire la dimensione e la composizione delle popolazioni di cani selvatici e ghepardi nel Kruger. I turisti con le fotocamere divennero una utile fonte di registrazione sul campo.
Con il tempo, ricoprì ruoli amministrativi sempre più importanti e contribuì a plasmare le politiche del parco. Contestava l’attenzione eccessiva rivolta ai conteggi degli animali, sostenendo che i numeri da soli dicevano poco sulla persistenza di una popolazione o sul corretto funzionamento di un ecosistema. Voleva che i gestori considerassero i sistemi più ampi in cui i predatori si muovevano, cacciavano e si riproducevano, evidenziando spesso come recinzioni e confini riservati dividessero i loro territori necessari.
