Il gelato lo ha inventato un palermitano, la storia di Francesco Procopio Cutò

Il gelato lo ha inventato un palermitano, la storia di Francesco Procopio Cutò

Dalla neve dell’Etna alle luci parigine: la storia del palermitano che inventò il gelato moderno e fondò il primo caffè d’Europa. Un talento tutto siciliano, fatto di ingegno, coraggio e arte del gusto.

La Sicilia del Seicento non smette mai di sorprendere. Tra le sue pieghe più luminose c’è la storia di Francesco Procopio Cutò, nato a Palermo esattamente 375 anni fa, il 9 febbraio del 1651, e destinato a diventare uno dei più grandi innovatori della gastronomia europea. Le notizie sulla sua giovinezza sono poche, ma un documento della chiesa di Sant’Ippolito, nel quartiere Capo di Palermo, ne certifica il battesimo il giorno dopo la nascita, figlio di Onofrio Cutò e Domenica Semarqua. Un’altra versione lo vuole nativo di Aci Trezza, figlio naturale di un Platamone, i principi di Cutò, una delle famiglie più illustri della Catania barocca; ma non ci sono documenti a supporto di questa tesi.

Da giovane pare che, effettivamente, visse tra Aci Trezza e Acireale, dove i Platamone gestivano il commercio della neve dell’Etna. È lì, tra pozzi di neve e antiche tecniche arabe, che il giovane Procopio respirò per la prima volta l’arte che avrebbe cambiato la sua vita. Aveva ereditato una piccola macchina a manovella per mantecare i sorbetti: un oggetto semplice, ma nelle sue mani diventò un laboratorio di invenzioni. Sostituì il miele con lo zucchero, aggiunse un pizzico di sale per conservare meglio il ghiaccio e perfezionò la consistenza delle creme.

Il trasferimento a Parigi e il successo


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