Residenti del Nord Thailandia protestano per azioni contro i fiumi inquinati: “È un’emergenza”.
Il 5 giugno 2026, la Commissione Nazionale per la Salute della Thailandia ha pubblicato i risultati di uno studio che ha coinvolto 424 residenti di Chiang Mai e Chiang Rai. La ricerca ha rivelato che i contadini, guadagnando meno di 5.000 baht (circa 150 dollari) al mese, sono i più colpiti dalla crisi, con il 70% degli intervistati costretti a modificare le proprie abitudini di consumo d’acqua e a spendere fino a 2.600 baht (80 dollari) al mese per garantirsi acqua pulita. Inoltre, il 63% ha riferito di aver subito una diminuzione del reddito mensile da 1.200 a 1.300 baht (da 36 a 40 dollari).
L’analisi indica che l’attività mineraria non regolamentata in Myanmar è alla base dell’inquinamento che provoca danni ai fiumi thailandesi, e che il conflitto interno nel paese rende difficile affrontare il problema della contaminazione. I gruppi etnici e le fazioni armate sostenute dalla Cina sono principalmente coinvolti nelle operazioni minerarie lungo il confine thailandese, complicando ulteriormente gli sforzi per trovare soluzioni strutturate.
In data 7 maggio, il portavoce del Primo Ministro thailandese ha annunciato la creazione di un gruppo di lavoro per monitorare il problema della contaminazione del fiume Kok e per coordinare le azioni con altri paesi. La situazione è seguita con attenzione dato che il Ministero degli Affari Esteri ha incaricato team di recarsi nei paesi vicini per discutere soluzioni concrete.
