Balene franche a rischio: il quadro attuale
Nel 2023 sono stati rilevati soltanto 15 nuovi piccoli, un numero lontanissimo da quello necessario per garantire il futuro della specie. Nonostante la caccia commerciale sia ormai un ricordo del passato, oggi le balene franche devono affrontare nuove e gravissime minacce come le catture accidentali e le collisioni con le imbarcazioni.
Le balene franche nordatlantiche (Eubalaena glacialis) rappresentano una delle popolazioni di cetacei più vulnerabili del pianeta. La caccia intensiva dei secoli passati ha decimato drasticamente il loro numero, portandole sull’orlo dell’estinzione. Anche se negli ultimi anni alcune femmine hanno dato alla luce più cuccioli rispetto al passato, la crescita resta insufficiente per parlare di una reale ripresa. Le difficoltà maggiori derivano dalle reti da pesca in cui rimangono impigliate e dagli impatti con le navi lungo la costa orientale degli Stati Uniti, un’area fondamentale per la loro sopravvivenza.
Condizioni della popolazione e criticità future
Le stime più recenti indicano una popolazione di circa 384 individui, un dato leggermente più incoraggiante rispetto alle precedenti valutazioni dell’IUCN, che parlavano di un massimo di 250 esemplari. Nonostante un incremento di circa il 7% rispetto al 2020, si tratta comunque di un numero troppo basso per considerare la specie al sicuro.
Durante l’inverno 2023, gli scienziati della NOAA hanno documentato solo 15 nuovi cuccioli. È un risultato migliore degli 11 registrati l’anno precedente, ma resta lontano dal minimo necessario per sostenere la specie, stimato in almeno 50 nascite annuali. Con la stagione riproduttiva ormai quasi conclusa, non ci si aspettano ulteriori incrementi significativi.
Il calo demografico
Questi cetacei si spostano stagionalmente: partoriscono nelle acque del sud-est degli Stati Uniti e poi migrano verso nord per alimentarsi. Come osservato da Gib Brogan di Oceana, il numero più alto di cuccioli è un buon segnale, ma non basterà senza un rafforzamento concreto delle normative di tutela.
Il governo americano ha introdotto una moratoria su alcune leggi che avrebbero dovuto migliorare la protezione delle balene, ma tali misure non risultano sufficienti. La precedente amministrazione Biden aveva ammesso la difficoltà di imporre regole efficaci per ridurre le collisioni, come limiti più rigidi alla velocità delle navi in specifiche zone. Le pressioni dei settori della pesca commerciale e del turismo marittimo hanno rallentato l’avanzamento di regole più severe, e l’attuale orientamento politico sembra favorire maggiormente gli interessi economici rispetto alla salvaguardia dell’ambiente.
Le balene franche hanno già attraversato fasi critiche. Negli ultimi anni, ad esempio, il numero di nascite raramente ha superato quota 20 e nel 2018 non è nato nemmeno un cucciolo. Gli studiosi spiegano che le femmine debilitare o ferite — condizioni spesso causate da reti o urti con imbarcazioni — hanno meno probabilità di riprodursi, aggravando ulteriormente il declino.
Nel Pacifico settentrionale si contano circa 200 esemplari
Nonostante tutto, è quasi sorprendente che questa specie non sia già scomparsa del tutto. Le normative di protezione esistono, ma non sempre vengono applicate con la necessaria rigidità e, negli ultimi decenni, le morti hanno superato più volte le nascite. Se non cambierà qualcosa in tempi brevi, il rischio di perderle per sempre resta molto concreto.
Esistono altre popolazioni di balene franche sparse nel mondo: nel Pacifico settentrionale si contano circa 200 esemplari, mentre nell’emisfero sud si stimano tra gli 8.000 e i 10.000 individui. Si tratta però di gruppi separati, con caratteristiche genetiche e comportamentali diverse, considerati sottospecie distinte. La popolazione nordatlantica, con meno di 300 esemplari, è elencata dall’IUCN come “in pericolo critico”, a un passo dall’estinzione totale.