Guerra in Iran, cosa rischia la Sicilia: l’isola in prima linea tra basi militari ed energia
Se il fronte militare riguarda la sicurezza, quello energetico tocca direttamente l’economia. La Sicilia ospita alcuni dei poli di raffinazione più rilevanti d’Europa: Priolo, Augusta, Milazzo. In particolare il complesso ISAB di Priolo Gargallo e la raffineria Sonatrach di Augusta rappresentano snodi cruciali per l’approvvigionamento nazionale.
Oggi il greggio proveniente direttamente dal Golfo Persico non è la fonte principale di rifornimento. Dopo il passaggio dell’ISAB nel 2023 dal gruppo russo Lukoil al fondo cipriota GOI Energy, la logistica è stata diversificata attraverso il trading internazionale, con forniture provenienti da Kazakistan, Libia, Iraq e Stati Uniti. Anche Augusta integra greggio nordafricano, come il Sahara Blend, con forniture da Medio Oriente, Azerbaigian, Canada e Africa occidentale.
Eppure, in un mercato globalizzato, nessun sistema è davvero isolato. Se lo Stretto di Hormuz dovesse infiammarsi e il prezzo del petrolio schizzare verso l’alto, l’effetto si propagherebbe ovunque. Per la Sicilia il rischio è duplice: aumento dei costi industriali e vulnerabilità delle infrastrutture critiche, esposte non solo a minacce fisiche ma anche a possibili cyber-attacchi. Un’interruzione significativa dei flussi energetici sull’isola avrebbe ripercussioni a catena sull’intero continente europeo.
