Etna, esplosione alla Voragine nella notte: attività stromboliana e nube di cenere
Gli studiosi dell’INGV sottolineano come anche questa eruzione abbia interessato lo stesso settore già coinvolto durante le fasi eruttive di fine giugno e inizio luglio, ossia il versante nord-orientale della Voragine, tra 2.700 e 3.200 metri di quota.
I rilievi effettuati con i droni nei mesi precedenti avevano infatti individuato in quest’area un sistema di fratture in progressiva espansione, accompagnato da piccoli collassi e movimenti del terreno. Si tratta di una zona particolarmente fragile, dove il magma riesce a raggiungere più facilmente la superficie sfruttando discontinuità già esistenti.
Pur essendo spettacolari, le recenti eruzioni non hanno rappresentato un pericolo diretto per la popolazione. Le bocche eruttive si sono infatti aperte oltre i 2.500 metri di quota, all’interno della Valle del Bove e della Valle del Leone, aree completamente disabitate. I principali effetti hanno riguardato la formazione di pennacchi di cenere, che possono creare criticità per il traffico aereo e provocare leggere ricadute di materiale vulcanico nei centri abitati, come avvenuto a Bronte durante l’episodio del 30 luglio.
Palloni aerostatici e sensori per studiare la nube vulcanica
Parallelamente all’attività eruttiva, l’Etna è stato protagonista anche di un’importante campagna scientifica internazionale. Dal 12 al 16 luglio 2026 l’INGV, insieme all’Università di Ginevra e al Max Planck Institute, ha sperimentato nuove tecnologie per lo studio diretto del plume vulcanico nell’ambito del progetto VT-CLAIM.
Presso il cratere di Bocca Nuova sono stati utilizzati grandi palloni aerostatici dotati di sonde per il monitoraggio di anidride solforosa, anidride carbonica, idrogeno solforato e particolato, oltre a piccoli palloni impiegati contemporaneamente per tentare, per la prima volta, una tomografia tridimensionale della nube vulcanica.
I dati raccolti in tempo reale serviranno a migliorare la comprensione dei fenomeni eruttivi, affinare i modelli previsionali e rendere ancora più efficace il monitoraggio del vulcano, contribuendo alla riduzione del rischio per il territorio e per il traffico aereo. Determinante, per la riuscita delle operazioni in quota, è stato il supporto logistico del Dipartimento regionale della Protezione civile della Sicilia, che ha garantito il trasporto in sicurezza delle bombole di elio necessarie al gonfiaggio dei palloni aerostatici fino all’area sommitale dell’Etna.
