Conflitti umani creano parchi involontari, rifugi inaspettati per la fauna selvatica.
Un altro esempio di parco involontario è il Monumento Nazionale Hanford Reach, che si estende per circa 79.000 ettari di steppa arida negli Stati Uniti. Il sito fu originariamente una zona cuscinetto per un complesso di produzione di armi nucleari. Malgrado i rifiuti tossici, l’area ha visto prosperare una varietà impressionante di specie animali e vegetali, alcuni dei quali pensati per essere quasi estinti.
Inoltre, il rifugio Malye Kurily si trova vicino all’arcipelago delle Isole Curili, dove la biologia marina prospera nonostante le tensioni geopolitiche. Le riserve su queste isole puntano a preservare la biodiversità e promuovere uno sviluppo sostenibile, ma le controversie territoriali complicano ulteriormente la situazione.
Fonti ufficiali suggeriscono che la gestione di questi parchi involontari potrebbe rappresentare una grande opportunità per il recupero sia ambientale che sociale, a condizione di evitare la rimozione delle responsabilità storiche. Come dimostrato dalle varie iniziative di conservazione, anche i parchi legati a conflitti possono diventare simboli di speranza e rinascita, se gestiti correttamente.
