Conflitti umani creano parchi involontari, rifugi inaspettati per la fauna selvatica.
Nonostante le origini distruttive, un numero crescente di questi parchi involontari è stato ufficialmente designato come riserve per la fauna selvatica o parchi di pace transfrontalieri, gestiti attivamente da organizzazioni governative. Questa tendenza offre una narrazione affascinante, ma la genesi di un parco involontario comporta anche rischi di “greenwashing,” ovvero di mascherare un passato violento per dare spazio a una narrativa di recupero ecologico.
Uno dei parchi involontari più noti è la zona di esclusione di Chernobyl, dove animali come i lupi (Canis lupus) possono ora vagare liberamente dopo l’incidente nucleare del 1986. Tuttavia, l’invasione russa in Ucraina ha spostato nuovamente l’attenzione su come i conflitti umani possano ri-impattare questi spazi.
I parchi involontari non sono semplici reliquie di un passato conflittuale. Oggi, il mondo affronta un incremento di violenze umane, con 61 conflitti in corso in 31 nazioni nel 2024, oltre a disastri ambientali senza precedenti. Con l’esplosione di conflitti, è importante riflettere su come guarire questi luoghi distrutti e quale ruolo la conservazione possa svolgere in questo contesto.
