Banche rifiutano finanziamenti per il progetto di gas naturale liquefatto in Papua Nuova Guinea.
Le denunce delle ONG e il quadro normativo
Nel dicembre 2025, sei ONG internazionali hanno presentato un reclamo formale riguardo al progetto all’Associazione delle Principi Equatoriali (EPA), un framework volontario di gestione del rischio utilizzato da istituzioni finanziarie per valutare i rischi ambientali e sociali di progetti infrastrutturali. La denuncia ha evidenziato che il progetto non soddisfa gli standard stabiliti dall’EPA.
Il progetto proposto si trova nelle province Gulf e Central della Papua Nuova Guinea e prevede una capacità potenziale di esportazione di 5,6 milioni di tonnellate metriche di gas naturale liquefatto all’anno. Il piano include fino a 11 pozzi, un impianto di lavorazione e 320 chilometri di pipeline onshore e offshore. Si stima che il progetto emetterà 220 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, un volume quasi equivalente a quello della Spagna.
Le preoccupazioni dei conservazionisti riguardano il rischio di devastare la fauna locale, particolarmente quella rara. Secondo Antoine Bouhey dell’organizzazione di ricerca e attivismo Reclaim Finance, il progetto si svilupperà in una regione montuosa che ospita circa 100 specie ancora da studiare. Tra queste, il pipistrello da frutto di Bulmer (Aproteles bulmerae) è considerato uno dei più a rischio di estinzione secondo la lista rossa dell’IUCN.
Bouhey ha evidenziato il fallimento da parte delle aziende nel rispettare gli standard internazionali nelle loro valutazioni di impatto ambientale. Inoltre, ha sollevato dubbi sulla validità del processo di raccolta di consensi informati e pregressi da parte delle comunità locali. Un’analisi dei diritti umani commissionata dalla compagnia nel 2019 ha rivelato che il progetto influenzerà 39 villaggi e 12.700 persone, per la maggior parte appartenenti a popolazioni indigene.
