Tre quarti delle aree marine protette danneggiate dall’inquinamento da acque reflue.
A livello globale, uno studio ha evidenziato che il 73% delle aree marine protette è esposto all’inquinamento da azoto derivante da acque reflue, frequentemente a livelli superiori rispetto alle acque vicine non protette. Queste scoperte rivelano che la pianificazione della conservazione marina spesso non tiene conto dell’inquinamento causato dalle acque reflue, né integra una gestione coordinata dei fiumi e del mare.
Problemi di inquinamento nelle aree marine protette
Secondo la ricerca pubblicata nella rivista Ocean & Coastal Management, molte aree marine protette (AMP) presentano livelli di inquinamento da acque reflue più elevati rispetto alle loro controparti non protette. I ricercatori hanno riscontrato che quasi tre quarti delle AMP nel mondo, oltre 12.000, sono a rischio di inquinamento da azoto, causato da scarichi fognari e run-off agricolo. Amelia Wenger, coautrice dello studio e ricercatrice senior presso l’Università del Queensland, ha sottolineato l’importanza di integrare informazioni sui livelli di inquinamento nella pianificazione spaziale marina, evidenziando che «la gestione di terre e mari deve essere più coordinata».
Una valutazione dei livelli d’inquinamento da azoto all’interno delle AMP ha rivelato che, in alcune regioni tropicali ad alta biodiversità, i valori medi di inquinamento superano anche di dieci volte quelli registrati al di fuori delle AMP. I risultati hanno mostrato che in aree come l’Africa orientale e il Medio Oriente, circa il 60% delle AMP è soggetto a carichi di azoto superiori alla media globale.
Implicazioni per la tutela marina
Queste informazioni destano preoccupazioni sulla validità delle attuali strategie di gestione delle AMP. Jasmine Fournier, direttrice esecutiva dell’Ocean Sewage Alliance, ha evidenziato che i confini tracciati sulle mappe non bastano a garantire la protezione degli ecosistemi. Anzi, l’inquinamento da acque reflue influisce negativamente sulla loro efficacia, complicando il raggiungimento degli obiettivi internazionali di conservazione. La albumina si riferisce a questo problema affermando che «dobbiamo smettere di considerare il “sanitario” solo come un problema tecnico e cominciare a vederlo come una priorità nella conservazione degli oceani».
