Ted Turner, imprenditore dei media, ha cercato di risanare la terra con iniziative ecologiche.

Ted Turner, imprenditore dei media, ha cercato di risanare la terra con iniziative ecologiche.

Nel corso degli anni, Turner è diventato uno dei più grandi proprietari terrieri privati negli Stati Uniti, con circa 2 milioni di acri distribuiti in vari stati e possedimenti all’estero. Ciò che contava non era tanto la dimensione dei suoi terreni, ma l’intento di mantenerli il più naturale possibile. Al Nonami Plantation in Georgia, il suo approccio è semplice: “Limitamo l’uso di pesticidi e promuoviamo la vita vegetale e animale autoctona. Non uccidiamo nemmeno i serpenti.”

Questo statement riassume bene la sua serietà e il suo spirito provocatorio. Sulle sue proprietà, il personale si impegnava a eliminare piante infestanti non native, a sostenere la vita impollinatrice e a ripristinare gli habitat. Presso il Avalon Plantation in Florida, i programmi ambientali attuati hanno contribuito a quasi salvare il picchio a testa rossa dall’estinzione, piantando alberi autoctoni utilizzati dai nidi. A sud, parlò di piantare oltre un milione di pini a foglia lunga, riconoscendo che storicamente erano stati tagliati e che rappresentano una risorsa critica per l’ambiente locale. Il suo obiettivo si spingeva oltre la semplice conservazione: era un intervento attivo per ripristinare gli ecosistemi danneggiati.

Attivismo e Innovazione Ambientale

Il Flying D Ranch, il suo principale possedimento nel Montana, divenne un esempio di come la grande proprietà privata non dovesse necessariamente tradursi in frammentazione ambientale. Turner voleva mantenere intatti gli spazi naturali, rifiutando l’idea di dividere la proprietà in piccole unità abitative. Al contrario, il ranch divenne un palcoscenico per la sua interpretazione della conservazione: non solo proteggere, ma intervenire attivamente per ripristinare gli ecosistemi, come il progetto Cherry Creek, volto a ripristinare la trota autoctona eliminando le specie invasive.

Turner cambiò anche il suo approccio a caccia e pesca. Seppur considerandosi un appassionato di sport, nel tempo preferì non uccidere animali di grande taglia, limitando la sua attività alla caccia di uccelli. Così, mantenne impianti di quaglie e riti di sport all’aperto, allineando il suo stile di vita a un programma ecologico che includeva predatori e habitat intatti.

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