Strage del fiume Milicia, la Cassazione conferma le condanne

Strage del fiume Milicia, la Cassazione conferma le condanne

In pochi istanti la casa si trasformò in una trappola mortale. Nove persone persero la vita: la più piccola era Rachele Giordano, che aveva appena un anno, mentre la vittima più anziana era Antonio Giordano, 65 anni. Morirono anche Stefania Catanzaro, 32 anni, madre della piccola Rachele; Federico Giordano, 15 anni; Matilde Comito, 57 anni; Monia Giordano, 40 anni; Marco Giordano, 32 anni; Francesco Rughoo, di appena 3 anni; e la nonna del bambino, Nunzia Flamia, 65 anni.

Tra i pochi sopravvissuti vi fu Giuseppe Giordano, allora trentacinquenne, che in quella notte perse la moglie, i due figli, i genitori, i fratelli, il nipote e altri familiari. A lui rimase soltanto la figlia Asia, che all’epoca aveva 12 anni.

Le successive indagini hanno evidenziato come quella tragedia avrebbe potuto essere evitata. La villetta, infatti, era stata costruita abusivamente in una zona particolarmente esposta al rischio idrogeologico, all’interno di una conca naturale dove le acque del fiume non trovavano sfogo in caso di piena. Già nel 2012 una sentenza definitiva aveva condannato i proprietari, Antonino Pace e Concetta Scurria, per abusivismo edilizio, disponendo l’abbattimento dell’immobile. La demolizione, tuttavia, non venne mai eseguita e l’abitazione continuò a essere utilizzata e affittata.

Quasi otto anni dopo quella notte, la vicenda giudiziaria si è conclusa con la conferma in Cassazione delle condanne per il sindaco di Casteldaccia Giovanni Di Giacinto e per il proprietario della villetta Antonio Pace, ritenuti responsabili a vario titolo della tragedia che segnò profondamente l’intera comunità.

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