Samoa Americane rifiutano la miniera oceanica, Washington chiede una risposta più rapida.

Samoa Americane rifiutano la miniera oceanica, Washington chiede una risposta più rapida.

L’industria, da parte sua, ha chiesto ai legislatori di consolidare i risultati desiderati. Gerard Barron, CEO di The Metals Company, ha elogiato l’iniziativa voluta per velocizzare i permessi e ha chiesto una “stabilità normativa” che impedisca la revisione delle autorizzazioni, anche in caso di nuove evidenze scientifiche. Non era richiesto un monitoraggio indipendente o un consenso significativo, ma la rapidità e la protezione da eventuali revoche.

Alcuni esperti, come l’ecologo sottomarino Andrew Thaler, hanno chiarito la questione: “Non c’è urgenza” per l’avvio dell’estrazione mineraria commerciale, evidenziando che mancano le capacità di processamento domestico. Questo significa che eventuali materiali estratti dalle profondità oceaniche dovranno essere trasferiti all’estero per la lavorazione. Qualora l’estrazione avesse inizio, le uniche entità capaci di monitorare gli impatti potrebbero essere proprio le aziende di estrazione, trasformando il monitoraggio in un auto-reporting da parte di chi trae profitto.

American Samoa non è un caso isolato. Pochi giorni dopo la visita nel territorio, il BOEM ha annunciato una nuova richiesta per esplorare l’estrazione mineraria sottomarina in Alaska, uno degli ecosistemi marini più intatti e produttivi del paese.

Il modello adottato è chiaro: procedere rapidamente, ridurre al minimo le revisioni e trattare l’opposizione pubblica come una mera formalità. American Samoa non è un esempio-chiave, ma rischia di diventare un modello per le politiche del governo federale riguardo l’estrazione mineraria.

Fonti ufficiali:
– Bureau of Ocean Energy Management (BOEM)
– Greenpeace USA
– U.S. House Committee on Natural Resources


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