Progetto himalayano trentennale: il potere della riforestazione comunitaria per un futuro sostenibile.
Negli ultmi trent’anni, grazie alla sensibilizzazione dei villaggi, sono stati piantati 190 specie, rappresentando il 51% delle 372 specie vegetali nativi delle Himalaya Occidentali. Nel 2024, secondo lo studio, il 52% delle specie piantate è sopravvissuto e 88 specie si sono stabilite sufficientemente per iniziare a moltiplicarsi naturalmente.
Vikram S. Negi, coautore e ricercatore presso la HNB Garhwal University, ha affermato che il sito preserva diverse specie vegetali himalayane importanti e rare attraverso la protezione, la propagazione e il miglioramento degli habitat. Tra specie notevoli ci sono il tasso himalayano (Taxus wallichiana), una pianta medicinale in via di estinzione, e l’orchidea in pericolo Habenaria intermedia.
Un aspetto incoraggiante emerso dallo studio è il fatto che le specie native mostrano tassi di sopravvivenza superiori a quelli delle specie non native, con un tasso del 62% rispetto al 38% delle seconde. Munib Khanyari, ricercatore di una ONG indiana, ha osservato che la presenza di un progetto come Surya-Kunj è davvero unica e sottolinea l’importanza di avere dati a lungo termine e un impegno a lungo termine per i territori.
Khanyari ha sollevato preoccupazioni riguardo all’uso di specie non native nel progetto, suggerendo che sarebbe stato preferibile ripristinare il terreno esclusivamente con specie native. Tuttavia, Negi ha difeso l’approccio, affermando che non tutte le specie non native sono dannose per gli ecosistemi e che la diversità delle specie è un indicatore chiave di un ecosistema sano.
La restaurazione ha portato notevoli miglioramenti nella ricchezza delle specie, nella composizione ecologica e nel potenziale di stoccaggio di carbonio della zona. Bhatt ha dichiarato: “Abbiamo fornito salari ai villaggi per garantire la partecipazione attiva”, permettendo alla comunità di apprezzare i benefici generati dalla foresta ora rigogliosa.
