Petrostati bloccano iniziative per ridurre le emissioni di carbonio nella navigazione artica
Il futuro incerto della regolamentazione
Attualmente, il settore marittimo non costituisce la principale fonte di carbonio nero nell’Artico, ma i numerosi incendi boschivi e altri settori contribuiscono in modo significativo. Ma man mano che un numero crescente di navi attraversa la regione, depositano sempre più fuliggine in prossimità di ghiacci marini già fragili. Questo può intensificare il disgelo e altri effetti.
Un rapporto del Clean Arctic Alliance del 2025 stima che tra il 2019 e il 2024, le emissioni di carbonio nero derivanti dalla navigazione siano aumentate notevolmente. Durante quel periodo, le emissioni di fuliggine sono passate da 259 tonnellate a 759 tonnellate nella regione designata dal Codice Polare dell’IMO. Questo incremento ha sollevato allerta tra le ONG, che osservano la mancanza di progressi nell’IMO, dove la questione del carbonio nero è all’ordine del giorno da quasi 15 anni.
Il Clean Arctic Alliance chiede che le normative coprano la definizione più ampia delle acque artiche. “Adottare carburanti polari più puliti è davvero il ‘basso frutto pendente’ per affrontare questo problema”, afferma Sian Prior, consulente principale dell’organizzazione. “Abbiamo già i carburanti che soddisfano la definizione di basso contenuto di carbonio nero. Quindi è una soluzione relativamente semplice”.
Fonti ufficiali:
- Organizzazione Marittima Internazionale (IMO)
- [Clean Arctic Alliance](https://www.cleana Arcticalliance.org)
- NASA
Implementare misure per la navigazione nell’Artico non risolverà il problema climatico globale, ma tali regolazioni sono un passo essenziale per ridurre la pressione di riscaldamento sull’Artico.
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