Petrostati bloccano iniziative per ridurre le emissioni di carbonio nella navigazione artica

Petrostati bloccano iniziative per ridurre le emissioni di carbonio nella navigazione artica

Un aumento della navigazione nell’Artico

La navigazione internazionale sta crescendo nell’Artico, dove il cambiamento climatico apre regolarmente le rotte marittime transpolari in estate. Questo aumento del traffico porta a maggiori emissioni di carbonio nero, considerato un “super inquinante”. Tali emissioni stanno accelerando il cambiamento climatico e aumentando la perdita di ghiaccio marino e neve nell’Artico, che è già la regione che si riscalda più rapidamente sulla Terra.

Durante un recente incontro dell’IMO, alcuni Stati membri (guidati dalla Danimarca e comprensivi di Francia, Germania e Isole Salomone) hanno proposto nuove normative per richiedere ai traghetti che operano nell’Artico di utilizzare carburanti che emettono basse quantità di carbonio nero.

Le nazioni produttive di petrolio come Russia, Arabia Saudita e Stati Uniti hanno espresso la loro opposizione a questo sforzo, volto a rallentare il riscaldamento artico. Questo ritardo segue il rinvio nel 2025 di un piano dell’IMO che era ampiamente atteso e che avrebbe accelerato la decarbonizzazione della navigazione globale. Tale piano è stato bloccato dagli Stati Uniti insieme ad altre nazioni produttrici di petrolio.


L’impatto del carbonio nero nell’Artico

Black carbon è un inquinante particolato a vita breve, generato dalla combustione incompleta di combustibili fossili. Sebbene rimanga nell’atmosfera solo per giorni o settimane, può viaggiare a lunghe distanze grazie ai venti. Nell’Artico, il suo effetto sul riscaldamento è particolarmente pronunciato. Non solo funge da “riscaldatore climatico”, ma ha anche un “effetto doppio” quando si deposita su neve e ghiaccio.

La neve e il ghiaccio polare, che in passato riflettevano grandi quantità di energia solare nello spazio, ora si scuriscono per via del carbonio nero, assorbendo maggiore luce solare e accelerando il disgelo. Questa fusione incrementata riduce l’effetto albedo della Terra, esponendo aree più ampie di terra e acqua scure che assorbono ulteriore calore e diminuiscono la capacità riflettente del ghiacciaio polare, il che porta a un ulteriore scioglimento.

Con il progressivo aumento della perdita di ghiaccio marino artico, esperti e scienziati esprimono preoccupazione. Alcune stime prevedono estati artiche prive di ghiaccio già negli anni ’50. Anna Poltronieri, ricercatrice presso l’Università Artica di Norvegia, ricorda che ciò che accade nell’Artico ha ripercussioni globali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *