Peculato ai caselli autostradali tra Palermo e Messina: 266 episodi contestati, sei sospesi dal servizio
Secondo la ricostruzione accusatoria, i tecnici esattori avrebbero incassato il denaro versato dagli automobilisti senza registrarlo correttamente nei sistemi di contabilizzazione. In particolare, al posto del biglietto corrispondente all’importo reale, veniva inserito un tagliando con una cifra molto più bassa, pari a circa 90 centesimi, consentendo così di trattenere la differenza.
Le indagini hanno inoltre evidenziato un altro stratagemma: in alcuni casi sarebbe stata disattivata la corsia delle casse automatiche, con la chiusura della sbarra e l’attivazione del semaforo rosso, indirizzando così il traffico verso le postazioni presidiate dagli indagati.
Il sistema avrebbe permesso, secondo gli investigatori, di ripetere le condotte per un lungo periodo, generando un meccanismo consolidato di appropriazione.
Le somme contestate e le posizioni degli indagati
Gli episodi contestati sarebbero avvenuti in un arco temporale compreso tra novembre 2025 e gennaio 2026. Per ciascun indagato, in circa tre mesi, le somme sottratte andrebbero da circa 99 euro fino a oltre 800 euro complessivi, con importi variabili tra 7 e 15 euro per singolo episodio.
Un dipendente della società privata sarebbe accusato di aver partecipato a 33 episodi insieme a due dei coindagati.
Gli indagati, sottoposti a interrogatorio preventivo, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nel provvedimento cautelare, il gip ha sottolineato come le singole condotte contestate rappresentino, secondo l’impostazione accusatoria, solo una parte di un sistema reiterato e strutturato nel tempo, che avrebbe consentito l’appropriazione continuativa di somme di denaro.
Le indagini proseguono per ricostruire l’esatta entità dei fatti e le eventuali responsabilità complessive.
