Nuovo studio valuta i rischi del geoengineering sugli ecosistemi marini e le lacune conoscitive.

Nuovo studio valuta i rischi del geoengineering sugli ecosistemi marini e le lacune conoscitive.

L’urgenza dell’intervento scientifico

La comunità scientifica ha identificato una necessità urgente: evitare una catastrofe climatica attraverso la riduzione dell’uso di combustibili fossili. Situazioni come ondate di calore interminabili, inondazioni distruttive e l’innalzamento rapido del livello del mare spingono gli scienziati a considerare il geoengineering come una potenziale soluzione temporanea per alleviare il riscaldamento. Le tecnologie di geoengineering, sebbene controverse, potrebbero ritardare gli effetti più gravi dei cambiamenti climatici e favorire un tempo aggiuntivo per ridurre le emissioni di carbonio.

Gli oceani, in quanto enormi serbatoi di carbonio, sono un campo di studio privilegiato per le soluzioni di geoengineering. Questi ambienti marini assorbono circa un quarto delle emissioni di carbonio antropogene. Ricercatori si stanno concentrando su diversi metodi, tra cui il storage di CO2 marino (mCDR) e tecniche più innovative come la riflessione della luce solare nello spazio.

Risvolti problematici sorgono con l’applicazione di queste tecnologie non testate, in quanto potrebbero avere effetti diretti e significativi sugli ecosistemi marini. Alcuni studi, tra cui un recente articolo pubblicato su Reviews of Geophysics, evidenziano le lacune conoscitive e i rischi associati a otto interventi di geoengineering che potrebbero influenzare gli ecosistemi marini.


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