Il report Greenpeace: riscaldare il cibo in contenitori di plastica è rischioso
Un nuovo rapporto di Greenpeace International, intitolato “Siamo cotti?”, accende i riflettori su un pericolo quotidiano spesso trascurato: il riscaldamento di pasti pronti confezionati in plastica nel microonde o nel forno convenzionale. Secondo lo studio, questa pratica comune causa il rilascio nell’alimento di un numero impressionante di microplastiche e sostanze chimiche tossiche, con effetti potenzialmente gravi sulla salute, in particolare per bambini e feti.
I numeri: da 326.000 a 534.000 particelle in cinque minuti
Le analisi condotte per il rapporto mostrano che bastano cinque minuti di riscaldamento in contenitori di plastica per rilasciare da 326.000 a 534.000 particelle di microplastiche nei cibi. La situazione si aggrava in presenza di alimenti ricchi di grassi e oli, che favoriscono la migrazione di additivi chimici come plastificanti e antiossidanti dalla plastica all’alimento.
Più di 16.000 sostanze chimiche associate alla plastica
Il rapporto identifica oltre 16.000 sostanze chimiche associate all’uso della plastica negli imballaggi alimentari. Di queste, più di 4.200 sono classificate come altamente pericolose, tra cui bifenoli, ftalati e PFAS — composti persistenti nell’ambiente e nell’organismo umano, associati a disturbi ormonali, problemi di fertilità e alcune forme tumorali. La neonatologa Patrizia La Porta avverte che queste sostanze possono attraversare la placenta, raggiungendo il feto nelle fasi più delicate dello sviluppo.
Consigli pratici per ridurre l’esposizione
Greenpeace raccomanda di trasferire i pasti in contenitori di vetro o ceramica prima di scaldarli, di evitare il monouso plastico per il cibo caldo e di fare pressione sui produttori affinché adottino imballaggi più sicuri. La consapevolezza del consumatore, conclude il rapporto, è il primo strumento di cambiamento.