Maxi frode fiscale a Catania: sequestri per 6 milioni e 4 indagati
Parallelamente, gli accertamenti sulla ditta CHEN CHUNHUA avrebbero fatto emergere come la liquidazione giudiziale sia stata determinata soprattutto da una sistematica omissione nel pagamento delle imposte, accompagnata da una consistente distrazione di merce per un valore superiore ai due milioni e mezzo di euro.
Nel quadro investigativo delineato, un ruolo significativo sarebbe stato svolto anche da due professionisti catanesi, padre e figlio, entrambi commercialisti. Secondo l’ipotesi accusatoria, non solo sarebbero stati consapevoli delle operazioni fraudolente, ma avrebbero anche contribuito alla loro realizzazione, fornendo un supporto che avrebbe superato i limiti della consulenza professionale, assumendo così rilievo penale.
Alla luce degli elementi raccolti, il giudice ha disposto l’interdizione dall’esercizio della professione per i due commercialisti e il divieto di esercitare attività imprenditoriale per gli altri indagati. È stato inoltre ordinato il sequestro preventivo di beni e disponibilità fino a novecentomila euro, insieme al sequestro delle quote societarie e degli interi complessi aziendali di diverse imprese coinvolte, che saranno ora gestite da un amministratore giudiziario.
L’inchiesta tocca infine anche il profilo della responsabilità amministrativa degli enti, con la contestazione prevista dal decreto legislativo 231 del 2001 per una delle società coinvolte nelle operazioni di autoriciclaggio.
Come sempre in questi casi, resta ferma la presunzione di innocenza degli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.
