Luoghi sacri e terre vive: il ruolo dei Sámi nella tutela della biodiversità.

Luoghi sacri e terre vive: il ruolo dei Sámi nella tutela della biodiversità.

Un’enorme mole di ricerche suggerisce che questi luoghi hanno funzionato, intenzionalmente o meno, come sistemi informali di conservazione. Nel 2021, il ricercatore Piero Zannini e i suoi colleghi pubblicarono una revisione sistematica dei siti naturali sacri e della conservazione della biodiversità, evidenziando che tali luoghi spesso contengono una biodiversità notevolmente superiore rispetto ai paesaggi circostanti. Siti sacri, sostengono, operano come forme efficaci di conservazione ancorate non nella burocrazia statale o nella gestione scientifica, ma nella cosmologia, nei rituali e nelle tradizioni locali.

Il Patrimonio Culturale dei Sámi e la Biodiversità

Un esempio calzante di questa interazione è rappresentato dalle terre tradizionali dei Sámi, che si estendono attraverso il nord della Norvegia, Svezia, Finlandia e la penisola di Kola in Russia. Per secoli, il territorio Sámi è stato plasmato dalla religione e dai luoghi sacri del paesaggio. Nella visione del mondo Sámi, montagne, laghi, fiumi e alberi avevano una presenza spirituale, e la natura era animata da poteri e esseri che richiedevano rispetto.

Questi luoghi erano considerati dimore di entità divine, la cui protezione della fauna e della flora locale era fondamentale per il benessere della comunità. Le aree sacre venivano segnalate da confini naturali come ruscelli o da strutture di pietra, e le persone si avvicinavano nel silenzio per non disturbare l’energia del luogo.


Le comunità Sámi, ancora oggi, proteggono attivamente i loro territori tradizionali. In Svezia, pastori e pescatori Sámi si sono mobilitati contro la Blue Moon Metals, azienda che intendeva smaltire rifiuti di miniere nelle acque del Repparfjord, un luogo ricco di salmone su cui gli Sámi fanno affidamento. Ugualmente, alcuni alberi, specialmente le betulle, detenevano significati sacri e venivano proteggere dalla deforestazione.

Nonostante molte delle loro pratiche tradizionali siano state distrutte durante le missioni cristiane tra il XVII e XVIII secolo, le conoscenze su alcuni luoghi sacri sono state talvolta occultate per proteggerli da disturbi esterni. Sebbene sia difficile valutare l’impatto ecologico storico di questi siti, è plausibile che la riduzione delle interferenze umane attorno a essi permettesse a flora e fauna di svilupparsi in modo relativamente indisturbato.

La Cura del Territorio nei Paesi Sámi

L’uso del suolo da parte dei Sámi va ben oltre ciò che è considerato sacro. Le pratiche culturali, come l’allevamento delle renne e la pesca, hanno lasciato segni ecologici nel paesaggio. Ricerche condotte dal forestale Lars Östlund dimostrano che l’uso tradizionale da parte dei Sámi ha influenzato la vegetazione e la chimica del suolo anche più di un secolo dopo l’abbandono di alcune zone.

Le foreste nelle aree storicamente utilizzate dagli Sámi presentano una varietà di specie arboree e età, creando habitat per molte specie non presenti nelle piantagioni industriali. Le renne, inoltre, fanno parte di questo dinamico ecosistema, influenzando i modelli vegetali e contribuendo alla dispersione dei semi.

La cultura Sámi mostra come la cura della biodiversità possa derivare da una lunga interazione tra esseri umani e ambiente. Tradizioni orali come quelle della donna Sámi Inga Enarsdotter raccontano come l’uso di reti da pesca con maglie larghe aiutasse a preservare le risorse ittiche.

Recenti studi evidenziano che l’idea di foreste intatte e desolate in Sápmi è obsoleta. I ricercatori, combinando sondaggi ecologici con materiali d’archivio, hanno dimostrato che queste foreste settentrionali sono paesaggi culturali storici, plasmati dalla lunga interazione tra le persone e l’ambiente.

In Sápmi, la biodiversità non è quindi legata a siti isolati, ma a un ampio paesaggio culturale e ai sistemi di custodia. L’opposizione Sámi a miniere e progetti industriali ha anche contribuito a preservare ambienti interconnessi di grande valore ecologico.

Riferimenti:

  • Zannini, P. et al. (2021). Sacred natural sites and biodiversity conservation: A systematic review. Biodiversity and Conservation.
  • Östlund, L. et al. (2002). Culturally modified trees in boreal Sweden. Environmental History.

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