Le banche devono intervenire prima che il Moratorium della soia di Amazon fallisca.
Le loro proteste presso l’impianto di Cargill simboleggiano la lotta contro un modello agroalimentare guidato dalle esportazioni che sta rimodellando l’Amazzonia. Il messaggio è chiaro: non c’è credibilità climatica nell’espandere corridoi di materie prime mentre i diritti indigeni sono messi da parte e le foreste sono a rischio.
La questione del Moratorio della Soia non riguarda solo il Brasile o i commercianti. È una questione di potere e di chi sceglie di esercitarlo. Le banche globali hanno investito decine di miliardi di dollari nel settore della soia in Brasile negli ultimi anni, facilitando l’espansione di catene di approvvigionamento che collegano le fattorie dell’Amazzonia agli scaffali dei supermercati in Europa, Cina e Nord America. Non possono dichiararsi neutrali mentre le regole che proteggono le foreste vengono smantellate.
I consumatori di tutto il mondo si aspettano cibo privo di deforestazione e abusi dei diritti umani. Le aziende europee di vendita al dettaglio e quelle alimentari hanno riaffermato il loro impegno per il Moratorio della Soia, dettato dalle richieste dei clienti. Tuttavia, queste promesse diventano infondate se le banche continuano a finanziare i trader e gli operatori di infrastrutture che abbandonano le salvaguardie previste dall’accordo.
Un momento critico richiede leadership. Le istituzioni finanziarie dovrebbero rendere l’accesso continuo ai capitali subordinato al rispetto dei principi fondamentali del Moratorio, inclusa la necessità di rispettare i diritti del popolo indigeno al FPIC prima di finanziare progetti di infrastrutture che espandano l’export nei loro territori.
Il Moratorio della Soia dell’Amazzonia ha dimostrato che le iniziative basate sul mercato possono proteggere la natura quando il profitto è allineato con la responsabilità. Permettere il suo collasso invierebbe un messaggio inquietante: che anche gli accordi ambientali più efficaci sono sacrificabili di fronte alle pressioni dell’industria.
I leader indigeni riuniti a Santarém stanno ricordando al mondo che l’Amazzonia non è una semplice astrazione. È casa per decine di migliaia di persone e rappresenta la stabilità climatica del nostro pianeta. La sua salute è fondamentale per il nostro futuro collettivo.
La Foresta Amazzonica non può permettersi di perdere le ultime linee di difesa, così come non può permetterselo il resto del mondo. Le banche devono agire ora, prima che il danno diventi irreversibile.
Fonti:
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