Kathy Jefferson Bancroft: custode di un lago rubato, tra lotta e giustizia ambientale.

Kathy Jefferson Bancroft: custode di un lago rubato, tra lotta e giustizia ambientale.

La sua persistenza ha plasmato il suo punto di vista su Owens Lake. Per gli ufficiali, il letto lacustre poteva essere inquadrato come un “sito”. Per Bancroft, invece, era un intero luogo vivo, intessuto di località sacre e di dolore. “Questa intera valle è sacra,” disse a Cotton. “Qui è dove hanno camminato i miei antenati… in ogni parte di questa valle.” Ha parlato di “sei o sette siti di massacre sul letto lacustre”, e della necessità di preservarli e rispettarli, non di scavare come curiosità.

Le sue battaglie si sono ampliate: opposizione a progetti minerari come quelli di Conglomerate Mesa; scrutinio di piani di mitigazione della polvere che raschiavano le colline per estrarre ghiaia; e pressione sulle agenzie affinché considerassero la partecipazione tribale come fondamentale piuttosto che decorativa. Ha anche costruito alleanze, inclusa quella con le comunità giapponesi-americane legate a Manzanar, riconoscendo che una valle può contenere più di una storia di dislocamento.

Bancroft tornava ripetutamente a una proposta semplice che suonava quasi scortese in una sala riunioni: “È un lago, deve essere un lago.” Pensava in termini sistemici, non categoriali. Allo stesso modo, pensava in termini di doveri: “Nessuno ha diritto all’acqua, è una responsabilità nei confronti dell’acqua”. L’acqua, amava ricordare, non è facilmente governabile. Segue una logica propria, su un temporale proprio, indifferente a permessi, scadenze e rivendicazioni di proprietà.

Fonti:

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