In Bangladesh, l’agricoltura tradizionale cede il passo a tecniche moderne e innovative.
Oltre agli aspetti economici, il metodo machan si dimostra più sostenibile per l’ambiente, in particolare sui pendii fragili della regione. Mentre il jhum richiede la dismissione e la combustione di ampie porzioni di vegetazione, rendendo il suolo vulnerabile all’erosione, il sistema machan necessita solo di piccole aree per i pali. Inoltre, il gran numero di foglie creato dalle viti offre una protezione aggiuntiva al suolo superficiale dagli impatti delle intense piogge.
Malgrado i benefici economici e ambientali, il passaggio dal jhum a una nuova forma di agricoltura è complesso e provocante. Per le popolazioni dei CHT, il jhum non rappresenta solo un metodo di coltivazione, ma è anche parte della loro identità culturale, legata a rituali ancestrali, canti e incontri sociali.
“Il sistema del jhum è stato interrotto”, dichiara Prashanta Tripura, direttore nazionale dell’ONG Hunger Project-Bangladesh, a Mongabay. “Ma è l’identità delle persone montane. Per questo motivo, i responsabili politici dovrebbero prendere misure per proteggere il metodo di agricoltura complesso legato all’identità indigena.”
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