I viticoltori armeni riscoprono il patrimonio vinicolo, proteggendo al contempo gli ecosistemi locali.

I viticoltori armeni riscoprono il patrimonio vinicolo, proteggendo al contempo gli ecosistemi locali.

La Storia del Vino in Armenia: Un Ritorno alle Radici

La produzione di vino nell’area attuale dell’Armenia ha origini antichissime, risalenti a circa 6.000 anni fa. Nonostante ciò, la tradizione vinicola è quasi scomparsa durante il periodo sovietico del XX secolo. Oggi, i produttori di vino armeni stanno lavorando per riportare in vita questa arte, coltivando vigneti “verticali” nelle province montuose come il Vayots Dzor. Molti di loro adottano tecniche di agricoltura biologica per proteggere gli ecosistemi circostanti, impiegando colture di copertura anziché fertilizzanti per ristabilire il nitrogeno nel terreno.

La Rivoluzione dei Vigneti Verticali

Ad un’altitudine di 1.300 metri, i Trinity Canyon Vineyards sembrano danzare con il sole. Questa zona del Vayots Dzor è caratterizzata da inverni rigidi ed estati calde. Qui, si utilizza la “viticoltura verticale” per coltivare l’uva tra le montagne. A differenza di altri paesi produttori di vino, dove i vigneti sono disposti su terreni più pianeggianti, in Armenia i vigneti si trovano a un’altitudine di 1.100-1.600 metri, dove l’elevazione influisce sul clima, sul tipo di suolo e sui tempi di raccolta.

“A causa delle difficoltà del terreno roccioso, la maggior parte dei vigneti armeni sono situati su plateau naturali, che offrono condizioni favorevoli per la crescita delle viti”, afferma Artem Parseghyan, capovignaiolo di Trinity Canyon.

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