I chimpanzé iniziano a prendere rischi prima degli esseri umani, rivela uno studio.

I chimpanzé iniziano a prendere rischi prima degli esseri umani, rivela uno studio.

Le trame di rischio osservate negli scimpanzé si discostano significativamente dal comportamento umano, dove gli adolescenti tendono a imbattersi in atti più avventati rispetto alle altre fasce di età. È interessante notare come le preferenze per il rischio negli scimpanzé potrebbero avere correlazioni con altri tipi di rischi comportamentali.

Lou Haux, una ricercatrice post-dottorato al Max Planck Institute for Human Development, ha espresso entusiasmo riguardo a queste scoperte. “È molto difficile dire quanto questo comportamento specifico possa prevedere altri rischi,” ha affermato, suggerendo che ulteriori ricerche potrebbero concentrarsi sul legame tra rischi fisici e altre forme di comportamento rischioso.

Il Ngogo Chimpanzee Project, situato nel Kibale National Park, fornisce un ambiente naturale ideale per studiare comportamenti che possono avere conseguenze pericolose, come la possibilità di rami che si spezzano mentre gli scimpanzé si muovono tra gli alberi. “Ci sono così tante cose che possiamo apprendere dalla vita selvatica che è impossibile da ricreare in cattività,” ha aggiunto Sarringhaus.

In conclusione, questo studio offre importanti spunti sulla relazione tra rischi fisici e sviluppo nei giovani scimpanzé, aiutandoci a comprendere meglio non solo questi primati ma anche noi stessi.

Fonti

  1. Murray, B., MacLatchy, L., & Sarringhaus, L. (2026). “Chimpanzee locomotor risk-taking points to the importance of parental and alloparental supervision in humans”. iScience, 114452. doi:10.1016/j.isci.2025.114452.
  2. Carter, M. L., et al. (2008). “Skeletal pathology in Pan troglodytes schweinfurthii in Kibale National Park, Uganda”. American Journal of Physical Anthropology, 135(4), 389-403. doi:10.1002/ajpa.20758.
  3. Haux, L. M., et al. (2023). “Chimpanzee and human risk preferences show key similarities”. Psychological Science, 34(3), 358-369. doi:10.1177/09567976221140326.

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