Europa agisce contro le reti a deriva per proteggere pesci spada, delfini e balene.
Ora, gli sforzi internazionali per inasprire la legislazione sulle reti a deriva nel Mediterraneo hanno guadagnato nuovo slancio, con gli stati membri dell’ICCAT che considerano una proposta mirata a chiudere le lacune nelle normative esistenti. L’ICCAT è la più grande organizzazione regionale di gestione della pesca a livello mondiale e gestisce le stock di specie altamente migratorie, inclusi tonno e pesce spada, nell’Oceano Atlantico e nei mari adiacenti.
Durante gli incontri tecnici dell’ICCAT a Bruxelles, l’Unione Europea ha presentato un progetto che mira a rafforzare le normative attuali riguardo alle reti a deriva. Tra le misure proposte vi è la definizione più chiara di cosa si intenda per reti a deriva, il divieto di possesso su imbarcazioni che mirano a certe specie e l’estensione delle restrizioni oltre il Mediterraneo fino ad alcune aree dell’Oceano Atlantico.
Nuove evidenze sull’uso illegale delle reti a deriva
Le evidenze recenti hanno riportato alla luce l’uso di reti a deriva nonostante le restrizioni vigenti. Nel maggio scorso, l’organizzazione non profit Environmental Justice Foundation (EJF) ha diffuso un video che mostra l’impatto di queste reti sulla fauna selvatica nell’Area di Alboran, situata tra Marocco e Spagna. Questo mar parallelo è considerato un corridoio ecologico fondamentale per la migrazione delle specie marine. Le preoccupazioni espresse da scienziati e organizzazioni di conservazione riguardano il bycatch delle reti a deriva, che rappresenta una minaccia per le specie migratorie già sotto pressione.
EJF ha documentato catture di squali, delfini e balene intrappolate nelle reti a deriva, oltre a quelli che vengono definiti “reti fantasma”, cioè reti perse o abbandonate che continuano a catturare animali marini. Un’indagine condotta dall’EJF tra agosto e settembre 2024 ha rilevato 843 imbarcazioni marocchine che utilizzavano reti a deriva, operanti dai porti di Tangeri, Al Hoceima, Sidi Hsaïn, Nador e M’Diq.

