Dalla Chiesa, 44 anni dopo la strage mafiosa Palermo ricorda le vittime
La nomina di Dalla Chiesa a prefetto di Palermo era stata accolta come un segnale forte dello Stato in una città stretta nella morsa della criminalità organizzata. Il generale aveva maturato una lunga esperienza nel contrasto alla mafia e al terrorismo e conosceva bene i meccanismi delle organizzazioni criminali.
Il suo arrivo in Sicilia, però, si era inserito in una fase particolarmente drammatica. Cosa nostra era nel pieno della propria escalation di violenza e negli anni precedenti aveva eliminato magistrati, forze dell’ordine, politici e rappresentanti delle istituzioni.
Dalla Chiesa era consapevole della pericolosità della situazione. La sua permanenza a Palermo, tuttavia, durò appena 100 giorni. Il 3 settembre la mafia decise di eliminarlo. L’eccidio di via Carini rappresentò uno dei momenti più drammatici dello scontro tra Stato e Cosa nostra e provocò un’ondata di indignazione in tutta Italia.
La frase rimasta nella memoria: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”
Sul luogo della strage, nei giorni successivi, comparve una scritta destinata a diventare uno dei simboli della rabbia e della disillusione di quella Palermo: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”.
Il delitto Dalla Chiesa contribuì però anche a rafforzare la consapevolezza della necessità di una risposta dello Stato alla mafia. Le indagini e i successivi processi portarono alla condanna di esponenti di vertice di Cosa nostra ritenuti responsabili dell’omicidio.
L’assassinio del generale divenne così una delle pagine più importanti della storia della lotta alla criminalità organizzata in Sicilia.
